lunedì 7 novembre 2011

Piccioni Martiri

Le vite dei grandi astronomi sono spesso sorprendenti quanto le loro scoperte. Un libro raccoglie le più belle: come quella di Penzias e Wilson, che mentre riparavano un'antenna...
Arno Penzias a destra e Robert Woodrow Wilson a sinistra
Con Arno Penzias e Robert Wilson succede quello che succede con Laurel e Hardy, Starsky e Hutch, Tom e Jerry: non puoi nominare uno dei due senza portarti appresso automaticamente l'altro. Così, non sentirete mai parlare solo di Penzias o solo di Wilson, ma sempre di Penzias-e-Wilson, come fosse un nome e cognome (Penzias Ewilson) o un nome unico (Penziasewilson).

D'altra parte, i due non hanno mai avuto tempo di essere Arno Penzias e Robert Wilson. Hanno fatto una delle scoperte più sensazionali di tutti i tempi, l'hanno fatta per sbaglio, e l'hanno fatta che erano tutti e due giovanissimi. Dopo di che, hanno dovuto affittare uno smoking per andare a ritirare il Nobel: dal completo anonimato ai libri di storia.

E la storia di come Arno Penzias e Robert Wilson sono diventati Penziasewilson è una delle più bizzarre, incasinate e divertenti che vi possa capitare di sentire, almeno nell'ambiente scientifico. Un mondo che, purtroppo, fanno di tutto per dipingervi come popolato di persone che sanno sempre esattamente quello che fanno.

Le cose sono andate così. Penzias e Wilson erano freschi di studi - fisica e astronomia - ma, invece di continuare a fare ricerca all'università, accettarono un'offerta di lavoro dei laboratori Bell. Una mossa che si sarebbe rivelata furbissima: entrambi erano interessati alla radioastronomia, e i laboratori Bell non sapevano più cosa farsene di una gigantesca antenna che era servita per ricevere i segnali dei primi satelliti per telecomunicazioni. A Penzias e Wilson sembrò il giocattolone dei sogni. Non c'era niente di meglio per captare le onde radio emesse dalla nostra galassia. Mentre erano lì ad armeggiare per rimettere a posto l'antenna, si accorsero che il giocattolone non funzionava alla perfezione. Le misure di prova erano costantemente disturbate da un rumore fastidioso, tipo il fruscio che si sente alla radio tra un canale e l'altro. Era un rumore così debole che nessuno gli aveva mai dato peso. L'ingegnere che aveva provato l'antenna ne aveva preso nota ma lo aveva ignorato, considerandolo un normale disturbo elettronico. A loro non parve un dettaglio trascurabile. Non avrebbero potuto rilevare le misure con la precisione necessaria. Quel rumore non avrebbe dovuto esserci e andava rimosso. Punto.

Le pensarono tutte.

"Dunque, vediamo. Abbiamo smontato e rimontato l'accrocco?".

"Due volte, tutto uguale".

"Cavi, giunzioni, saldature? Controllate?".

"Tutto a posto".

"Forse stiamo ricevendo segnali da New York".

"Abbiamo puntato l'antenna in ogni direzione. Non cambia niente".

"Gli ufo?".

"Piantala".

"Scherzavo. Aspetta: i piccioni".

"I piccioni cosa?".

"C'era un nido di piccioni nell'antenna".

"Ehm, c'era".

"Come c'era? Non li avrai mica...?".

"Ho pulito tutto, dopo".

Lo avrete intuito: i poveri piccioni non c'entravano niente. A questo punto si era ormai sparsa la voce che ai laboratori Bell c'erano due tizi intenti a combattere con un'antenna rumorosa e a giocare al tiro al piccione. Un tale diede a Penzias e Wilson una dritta. Anzi due. La prima era che c'era un gruppo di cosmologi dell'università di Princeton, a poche decine di chilometri da lì, che stava costruendo un'antenna sul tetto del dipartimento di fisica. La seconda era che quell'antenna doveva servire proprio a capire se ci fosse un rumore uniforme proveniente da tutte le direzioni del cielo. Il rumore non era in realtà un rumore, bensì il calore residuo del big bang: ciò che restava della fiammata iniziale dopo che si era raffreddata per miliardi di anni. In poche parole, la prova dell'origine dell'universo.

Penzias e Wilson si precipitarono a telefonare ai tizi di Princeton, i quali, ovviamente, furono contentissimi di sapere che erano stati fregati da due giovani che non sospettavano neppure l'enormità della scoperta. A loro volta, quelli di Princeton non avevano idea che la presenza del calore residuo del big bang fosse già stata prevista da Gamow una ventina di anni prima. Previsione che invece era nota a due cosmologi russi, i quali ci sarebbero potuti arrivare per primi, se non avessero mal interpretato il rapporto dell'ingegnere che aveva testato l'antenna dei laboratori Bell. D'altra parte Gamow, quando aveva fatto la previsione, non immaginava che qualche anno prima si erano osservate certe molecole nello spazio vibrare in modo sospetto (segno che erano immerse in un calore uniforme, quello del big bang). Insomma, una storia di ubriachi.

Alla fine, nel 1965, Penzias e Wilson misero nero su bianco quello che avevano misurato con la loro antenna. Poco più di una paginetta, scritta con la stessa pignoleria che li aveva condotti per quasi un anno a chiedersi cosa diavolo fosse quel rumore che non voleva andarsene via e a cui nessuno aveva mai dato peso. Fu una delle paginette più importanti nella storia della scienza: la scoperta della prova tangibile dell'origine dell'universo. E bastò quella, frutto della testardaggine di due ragazzi che volevano capire il perché delle cose, a far sì che Penzias e Wilson ottenessero il Nobel, a trasformarli in Penziasewilson, e a portare lo studio dell'universo dritto in una nuova epoca.

In quell'epoca, ci siamo dentro anche noi.


Fonte
Di Amadeo Balbi
Titolo originale: Quei ragazzi che ascoltarono il primo vagito dell'universo
Libro: Seconda stella a destra, di Amadeo Balbi. La storia viene anche citata sempre nel suo ultimo libro Il buio oltre le stelle.

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