Tecnologia. Aiuta l'essere umano a migliorarsi? Che vuol dire "migliorarsi"? Troppi aiuti conducono alla dipendenza dalla tecnologia?
Voglio avvisare il lettore che quest'articolo sarà anche una pesante critica al linguaggio. Probabilmente le interpretazioni che darò non saranno condivisibili.
Le domande sopra riportate occupano da qualche settimana diversi minuti delle mie giornate. Provo a dare le risposte.
1) Opinione: si se per migliorarsi si intende la facilità con cui si soddisfano i propri bisogni intellettuali, producendo come risultato un aumento della tanto acclamata intelligenza (= problem solving considerando anche il tempo che ci si impiega); un aumento di informazioni in qualsiasi disciplina umana a patto che le informazioni provengano da una fonte supportata da fatti, documentazioni, piuttosto che sentimenti, opinioni, impressioni, pensieri; un aumento delle possibilità di trovare nuove effetti a delle cause, giocando d'anticipo nel caso in cui si tratta di effetti dannosi (es.: giocare al PC).
2) Più le strategie volte a soddisfare i propri bisogni richiedono meno energia, più diventano appetibili. Esempio: è più facile chattare su Facebook con persone nuove piuttosto che andare a trovarle in giro. Quando si tratta di dipendenza, la strategia diventa un automatismo: la persona non ha il controllo della sua scelta. Nel caso dell'abitudine, la persona ha il controllo delle sue scelte. (Fonte: http://www.medicalnewstoday.com/info/addiction/)
Quindi è un'abitudine o una dipendenza controllare le notifiche su Facebook anche quando si è a cena fuori?
Abitudine o dipendenza giocare ad un gioco per più di 4 ore al giorno?
Ad ogni domanda di questo tipo, segue: Come ci si sente dopo aver fatto ciò che la nostra (presunta) dipendenza ci dice di fare o dopo che la nostra (presunta) abitudine è stata soddisfatta? Rilassati, apatici, euforici?
Tutto ciò rappresenta il seme per far nascere nel lettore qualche dubbio. Un altro dubbio alla vostra esistenza e forse un po' di inquietudine. Come se 8 ore di lavoro al giorno non fossero già abbastanza stressanti.
Ho fatto qualche ricerca su diverse tematiche riconducibili alle dipendenze. Ecco i risultati
E per finire in bellezza..
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mercoledì 28 agosto 2013
mercoledì 26 settembre 2012
Robot e buon senso: nasce Baxter
Vestito rosso fiammeggiante e provocante: il collega di lavoro perfetto.
A revolutionary new category of Robot from Rethink Robotics that is capable of applying common sense behavior to manufacturing environments. Affordably priced, versatile and safe enough to work shoulder-to-shoulder with people, Baxter robots redefine how small, mid-size and large domestic manufacturers use automation to compete with manufacturers in low-cost regions of the world.
sabato 8 settembre 2012
Il panorama di Marte
Anche se non sembra, serve ben più di un semplice cappotto.
Si tratta della prima volta, dopo lo sbarco di Viking nel 1976, che la chimica dell'atmosfera viene analizzata direttamente dalla superficie del pianeta. Per ora, gli scienziati non si aspettano particolari sorprese: se i dati di Viking fossero confermati, l'elemento dominante dovrebbe essere l'anidride carbonica.
È invece più interessante la questione sulla presenza del metano (ne avevamo parlato anche qui): il gas, già osservato dai telescopi terrestri, ha normalmente una vita abbastanza breve, di qualche centinaio di anni circa. Se Curiosity dovesse sentire odore di metano nell'aria, ci sarà da chiedersi, quindi, qual è la sorgente che continua a produrlo. Secondo gli scienziati, non è del tutto escluso che il metano possa avere origine biologica.
Il vicedirettore del progetto Joy Crisp sostiene che i dati saranno a disposizione già la settimana prossima, ma che comunque serviranno ulteriori analisi prima di poter esprimere un parere definitivo sull'origine dell'eventuale metano marziano: “ Sam può rivelare il metano anche quando è presente in proporzione di una parte su un trilione. I valori che ci aspettiamo, basandoci sulle misure provenienti dal satellite in orbita attorno a Marte, dovrebbero essere dell'ordine di decine di parti del milione, quindi ampiamente rivelabili da Curiosity. Ma abbiamo appena iniziato a usare Sam, che è uno strumento piuttosto complicato, e c'è bisogno di fare ordine nei dati che continuiamo a ricevere”.
Nel frattempo, tra un'annusatina e l'altra, gli ingegneri vogliono iniziare a fare pratica con l'utilizzo delbraccio robotico di Curiosity nelle condizioni di gravità ridotta: “ La gravità su Marte è circa il 38% rispetto a quella terrestre”, sostiene Matt Robinson, capo ingegnere per lo sviluppo dell'arto. “ Nelle condizioni a cui siamo abituati, il braccio è capace di compiere movimenti fino a raggiungere una posizione pre-impostata. Ma su Marte la gravità è minore: per questo abbiamo sviluppato un software di compensazione che ricalcola istantaneamente la traiettoria del braccio per ottenere il corretto posizionamento della torretta. Parte del nostro allenamento è accertarci che l'algoritmo funzioni correttamente”.
Dopo questa fase, Curiosity si rimetterà in cammino verso est. Percorrerà altri 300 metri, fino ad arrivare a Glenelg, un luogo considerato favorevole per studiare la composizione geologica del cratere dove il rover è atterrato. Durante la passeggiata, gli scienziati avranno modo di provare altri strumenti dell'ampia dotazione di Curiosity, tra cui Mahil ( Mars Hand Lens Imager), una telecamera, capace di osservare minerali rocciosi fino alla dimensione di un granello di polvere di talco, e Chimra ( Collection and Handling for Interior Marrian Rock Analysis), una sorta di pala che raccoglierà un campione di terra, conservandola all'interno del corpo del robot.
giovedì 6 settembre 2012
Robot corridori
Vi ricordate di BigDog? L'ultima invenzione della Boston Dynamics ha creato un essere di lamiere più veloce di Usain Bolt.
Usain Bolt's peak speed during the 100-meter dash was 27.78 MPH. Now even our best humans falter before the inexorable scamper of the legged machines.Fonte
Cheetah, for now, is tethered to an external power supply, and runs on an indoor treadmill. Next year, however, Boston Dynamics plans to unleash Wildcat (pictured above), a Cheetah that's designed to run untethered.
giovedì 30 agosto 2012
Un nuovo modello per le città del futuro
L'urbanizzazione a grafene e questo tipo di configurazione hanno somiglianze molteplici: pregi e difetti sono, per lo più, accomunati. Il primo grosso difetto è questo: quando vedremo l'ergersi di queste città ritenute -erroneamente- utopistiche?
Jacque Fresco è, a mio modesto parere, il vecchietto più arzillo che abbia mai visto. Nonostante sia trent'anni o poco più che predica quella che viene vista dagli occhi dei media (e di molte persone) dell'epoca e attuali come un'utopia, non demorde e tiene seminari sul Venus Project ovunque e spesso. Chiunque vorrebbe averlo come nonno.
Ciò che è subito visibile nella mia configurazione e quella di Fresco è che non ci sono luoghi di culto e, quindi, non sono previsti.
Jacque Fresco è, a mio modesto parere, il vecchietto più arzillo che abbia mai visto. Nonostante sia trent'anni o poco più che predica quella che viene vista dagli occhi dei media (e di molte persone) dell'epoca e attuali come un'utopia, non demorde e tiene seminari sul Venus Project ovunque e spesso. Chiunque vorrebbe averlo come nonno.
Ciò che è subito visibile nella mia configurazione e quella di Fresco è che non ci sono luoghi di culto e, quindi, non sono previsti.
lunedì 30 luglio 2012
AutoLogin con Liferay
Per chi ha dovuto come me, combattere con il CMS Java Liferay, sa benissimo che customizzare la portlet di Login standard è quasi impossibile, sempre se non vengono implementati degli Hook (pre o post) per la Login.
Dopo giorni di ricerca sono riuscito a trovare un modo semplice e veloce per risolvere il mio problema.
Per prima cosa create una vostra portlet, che sostituirà quella di Login standard inserendo i texfield necessari:
- username (o email, dipende dalla vostra configurazione interna di login)
- password
E per finire un bottone di submit.
Se la vostra portlet alla pressione del tasto submit si ridirige ad un action di struts, nel metodo invocato dovremmo:
- controllare che i campi non siano vuoti
- controllare che l'utenza può fare la login
- result = UserLocalServiceUtil.authenticateByScreenName(companyId, username, password, headerMap, parameterMap);
- result = UserLocalServiceUtil.authenticateByEmailAddress(companyId, username, password, headerMap, parameterMap);
- se torna 0 l'utente non è presente all'interno del nostro db oppure la password è errata, nel caso gestiamo anche con un try/catch la NoSuchUserException
- dopo aver validato l'accesso chiamiamo il nostro link per l'autenticazione liferay
- String url = "NOSTROHOST/web/guest?parameterAutoLoginLogin=MAILorUSERNAME¶meterAutoLoginPassword=ENCRYPTEDPASSWORD";
- ((ActionResponse) response).sendRedirect(url);
IMPORTANTE
- La password può essere passata al link sia in chiaro che criptata (letta direttamente dal db attraverso un getUser del famosissimo UserLocalServiceUtil)
- Se usiamo un Action di Struts2 per ottenere la response dovremmo implementare:
- public class LoginCustomAction extends ActionSupport implements PortletRequestAware,PortletResponseAware {
- ed il metodo
- @Override
- public void setPortletResponse(PortletResponse response) {this.response = response;}
- inoltre dobbiamo aggiungere nel nostro portal-ext.properties
- auto.login.hooks=com.liferay.portal.security.auth.CASAutoLogin,com.liferay.portal.security.auth.NtlmAutoLogin,com.liferay.portal.security.auth.OpenIdAutoLogin,com.liferay.portal.security.auth.OpenSSOAutoLogin,com.liferay.portal.security.auth.ParameterAutoLogin
- i controlli sulla validità dell'utente sono stati fatti per evitare il fallimento della login, poichè in quel caso la servlet per l'autenticazione ci ridirigerebbe sulla portlet standard di login di Liferay con un errore di accesso.
Il risultato che si ottiene è l'utente loggato correttamente nel portale senza aver introdotto modifiche "invasive" nel sistema.
Enjoy
Lolled
giovedì 26 luglio 2012
I decenni del progresso
Agricoltura. Tutto è nato da lì. Scrittura, filosofia, matematica, valuta, tipografia, polvere da sparo, chimica. Si potrebbe continuare. Nonostante terribili periodi di regresso, l'umanità ha sempre saputo rialzarsi e migliorarsi. Sembra riuscirci proprio bene. Ma è sempre necessario toccare il fondo per poi risalire?
Nessun periodo meglio del Rinascimento rappresenta il periodo di massimo splendore dell'umanità, dopo l'Età classica. Non a caso la prima era sopra citata rappresenta un tentativo (ben riuscito) di reintrodurre la bellezza dell'immortalità tanto presente nelle civiltà greco-latine.
Il primo video che vi propongo, è qualcosa di davvero esuberante. A stento riuscirete a trovare persone che non si emozioneranno di fronte a così tanta magnificenza culturale. E' particolare notare come giochi di questo tipo siano abbastanza diffusi. Volete studiare storia, storia dell'arte, architettura e musica? Niente è meglio della serie Civilization. Spesso le ambizioni provengono dallo splendore che osserviamo nei videogiochi, il quale può essere di varia natura: tecnologica, musicale, artistica, culturale.
Ad esempio, ultimamente ho sentito una frase del tipo: studio Ingegneria biomedica perchè giocando a Crysis 2 sono rimasto folgorato dalla nanotuta del personaggio principale.
I videogiochi possono creare un mondo migliore.
E ora, qualcosa in salsa moderna.
Nessun periodo meglio del Rinascimento rappresenta il periodo di massimo splendore dell'umanità, dopo l'Età classica. Non a caso la prima era sopra citata rappresenta un tentativo (ben riuscito) di reintrodurre la bellezza dell'immortalità tanto presente nelle civiltà greco-latine.
Il primo video che vi propongo, è qualcosa di davvero esuberante. A stento riuscirete a trovare persone che non si emozioneranno di fronte a così tanta magnificenza culturale. E' particolare notare come giochi di questo tipo siano abbastanza diffusi. Volete studiare storia, storia dell'arte, architettura e musica? Niente è meglio della serie Civilization. Spesso le ambizioni provengono dallo splendore che osserviamo nei videogiochi, il quale può essere di varia natura: tecnologica, musicale, artistica, culturale.
Ad esempio, ultimamente ho sentito una frase del tipo: studio Ingegneria biomedica perchè giocando a Crysis 2 sono rimasto folgorato dalla nanotuta del personaggio principale.
I videogiochi possono creare un mondo migliore.
E ora, qualcosa in salsa moderna.
Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi.
Marcel Proust
venerdì 13 luglio 2012
Civiltà di tipo Uno
Questo tipo di civiltà è in grado di utilizzare tutta l'energia disponibile sul suo pianeta d'origine. Noi al momento siamo di tipo Zero ma non rattristiamoci, una soluzione per alzare il nostro valore Cosmico può accrescere la nostra fama galattica e rendere le nostre vite migliori.
Nel 1964 lo scienziato russo Nicolai Kardashev inventò una scala
secondo la quale si possono classificare le civiltà senzienti secondo
le loro capacità di approvviggionamento energetico: sono civiltà di tipo
1 quando queste sono in grado di controllare e utilizzare la totalità
dell’energia del pianeta in cui vivono; il grado due è concesso quando
possono attingere alla totalità dell’energia della loro stella e del
sistema solare, il terzo grado parla di energia dell’intera galassia.
Secondo alcune stime la nostra, umana o terrestre, è una civiltà di tipo 0 poichè non abbiamo ancora l’accesso alla totalità dell’energia del nostro pianeta. Sarebbe più corretto dire non vogliamo avere, piuttosto che non abbiamo. Le energie restanti sono democratiche e non vengono viste di buon occhio dalle grandi aziende fornitrici, poichè, chiaramente, non possono generare profitto.
Per la precisione, la nostra civiltà è di tipo 0,7; il fisico teorico Michio Kaku ha calcolato che potremo raggiungere il tipo 1 non prima del 2200 (ed il tipo 2 dopo il 5000).
Si tratta, a mio avviso e anche secondo Wikipedia, di stime piuttosto pessimistiche perchè una parte del progresso scientifico-tecnologico è avvenuto grazie a casi fortuiti, come la scoperta della penicillina.
In effetti la Terra possederebbe una potenza energetica stimata dallo stesso Kardashev in quattromila miliardi di Watt; il fabbisogno energetico mondiale di una anno è attualmente di circa otto miliardi di Megawattora (MWh), contro la disponibilità secondo questa stima di Kardashev nell’ordine dei trecentomila miliardi di Megawattora.
Ma dove sarebbero immagazzinate queste quantità mostruose di energia? In quattro miliardi di anni la radiazione solare ha continuato ad accumulare risorse energetiche sulla terra in svariate forme delle quali le più comunemente utilizzata sono quella chimica (carbonfossili), ma anche l’energia potenziale gravitazionale (centrali idroelettriche), oppure l’energia nucleare di alcuni elementi (uranio).
Nello spazio l’energia solare è molto più potente di quella che giunge nella nostra atmosfera, 940 Watt/mq contro i 170 Watt/mq sulla Terra. Presto potrebbero esserci novità sul fronte dell’energia proveniente dal sole. C’è un modo, affermano alcuni ingegneri ricercatori presso l’Università Strathclyde di Glasgow, per sfruttare l’energia del sole direttamente là dove viene prodotta, nello spazio.
Ciò avverrebbe tramite dei satelliti solari che catturano l’energia solare in modo diretto e continuo per poi trasferirla sulla terra attraverso un sistema di microonde o di laser. Questo metodo permetterebbe di rifornire di energia solare ogni area geografica, anche quelle più impervie e difficili da raggiungere, oppure luoghi di gravi emergenze umanitarie e militari, per fare un esempio.
In pratica, questa tecnica rende più semplice rifornire certe aree direttamente dallo spazio piuttosto che dalla terra, dove lo sfruttamento dell’energia solare può essere ostacolato dalle condizioni atmosferiche e variare tra notte e giorno. Massimiliano Vasile, un ingegnere aeropsaziale sfornato dal Politecnico di Milano e attualmente facente parte del dipartimento di meccanica e ingegneria aerospaziale dell’università Strathclyde, è a capo del team di ricerca e chiarisce il concetto facendo un esempio, quello del deserto del Sahara che, per le sue caratteristiche, sulla carta sarebbe un ottimo centro di accaparramento continuo di energia solare: tuttavia, a essere difficoltosa sarebbe tutta l’attività di trasferimento di questa energia alle aree che ne hanno bisogno.
I satelliti solari ovvierebbero a questo problema perché le microonde possono irradiare qualsiasi luogo della terra garantendo una fornitura costante che risolverebbe anche l’incombenza di immagazzinare l’energia da altre fonti rinnovabili. La trasmissione tramite microonde consiste nella conversione dell'energia solare in onde radio della lunghezza di 15 cm (pressappoco la stessa generata da un forno a microonde), in grado di attraversare le nuvole e alimentare tutte le aree del mondo ad ogni latitudine. Un impianto di questa tipologia, con una massa di 10.000 tonnellate e una superficie di 4.000 mq, prevede due grandi collettori a specchio, capaci di catturare la luce solare e dirigerla verso una piattaforma circolare del diametro di 1 km.
Da qui, sul lato opposto, alcune celle solari convertiranno l'energia luminosa in elettricità, trasformandola poi, attraverso antenne, in un fascio di microonde. Una volta trasmesse a Terra, queste onde saranno raccolte da altre antenne e distribuite ai consumatori finali. Nel 2008 s'è riuscito a stabilire il record mondiale di trasmissione d'energia con le microonde: sono stati inviati 20 watt di energia fra due isole delle Hawaii distanti 148 km. L'esperimento prova che è possibile trasmettere l'energia solare attraverso l'atmosfera. Ma nelle centrali solari spaziali sono in gioco ben altre proporzioni.
Per inviare miliardi di watt, occorre l'impiego di antenne enormi nello spazio (1 km di diametro) e ricevitori ancor più grandi sulla Terra (10 km di diametro). Difficile, quindi, testarne gradualmente la tecnologia con simulatori di piccola taglia.
| Star Wars è di tipo Tre |
Secondo alcune stime la nostra, umana o terrestre, è una civiltà di tipo 0 poichè non abbiamo ancora l’accesso alla totalità dell’energia del nostro pianeta. Sarebbe più corretto dire non vogliamo avere, piuttosto che non abbiamo. Le energie restanti sono democratiche e non vengono viste di buon occhio dalle grandi aziende fornitrici, poichè, chiaramente, non possono generare profitto.
Per la precisione, la nostra civiltà è di tipo 0,7; il fisico teorico Michio Kaku ha calcolato che potremo raggiungere il tipo 1 non prima del 2200 (ed il tipo 2 dopo il 5000).
Si tratta, a mio avviso e anche secondo Wikipedia, di stime piuttosto pessimistiche perchè una parte del progresso scientifico-tecnologico è avvenuto grazie a casi fortuiti, come la scoperta della penicillina.
In effetti la Terra possederebbe una potenza energetica stimata dallo stesso Kardashev in quattromila miliardi di Watt; il fabbisogno energetico mondiale di una anno è attualmente di circa otto miliardi di Megawattora (MWh), contro la disponibilità secondo questa stima di Kardashev nell’ordine dei trecentomila miliardi di Megawattora.
Ma dove sarebbero immagazzinate queste quantità mostruose di energia? In quattro miliardi di anni la radiazione solare ha continuato ad accumulare risorse energetiche sulla terra in svariate forme delle quali le più comunemente utilizzata sono quella chimica (carbonfossili), ma anche l’energia potenziale gravitazionale (centrali idroelettriche), oppure l’energia nucleare di alcuni elementi (uranio).
Nello spazio l’energia solare è molto più potente di quella che giunge nella nostra atmosfera, 940 Watt/mq contro i 170 Watt/mq sulla Terra. Presto potrebbero esserci novità sul fronte dell’energia proveniente dal sole. C’è un modo, affermano alcuni ingegneri ricercatori presso l’Università Strathclyde di Glasgow, per sfruttare l’energia del sole direttamente là dove viene prodotta, nello spazio.
Ciò avverrebbe tramite dei satelliti solari che catturano l’energia solare in modo diretto e continuo per poi trasferirla sulla terra attraverso un sistema di microonde o di laser. Questo metodo permetterebbe di rifornire di energia solare ogni area geografica, anche quelle più impervie e difficili da raggiungere, oppure luoghi di gravi emergenze umanitarie e militari, per fare un esempio.
In pratica, questa tecnica rende più semplice rifornire certe aree direttamente dallo spazio piuttosto che dalla terra, dove lo sfruttamento dell’energia solare può essere ostacolato dalle condizioni atmosferiche e variare tra notte e giorno. Massimiliano Vasile, un ingegnere aeropsaziale sfornato dal Politecnico di Milano e attualmente facente parte del dipartimento di meccanica e ingegneria aerospaziale dell’università Strathclyde, è a capo del team di ricerca e chiarisce il concetto facendo un esempio, quello del deserto del Sahara che, per le sue caratteristiche, sulla carta sarebbe un ottimo centro di accaparramento continuo di energia solare: tuttavia, a essere difficoltosa sarebbe tutta l’attività di trasferimento di questa energia alle aree che ne hanno bisogno.
I satelliti solari ovvierebbero a questo problema perché le microonde possono irradiare qualsiasi luogo della terra garantendo una fornitura costante che risolverebbe anche l’incombenza di immagazzinare l’energia da altre fonti rinnovabili. La trasmissione tramite microonde consiste nella conversione dell'energia solare in onde radio della lunghezza di 15 cm (pressappoco la stessa generata da un forno a microonde), in grado di attraversare le nuvole e alimentare tutte le aree del mondo ad ogni latitudine. Un impianto di questa tipologia, con una massa di 10.000 tonnellate e una superficie di 4.000 mq, prevede due grandi collettori a specchio, capaci di catturare la luce solare e dirigerla verso una piattaforma circolare del diametro di 1 km.
Da qui, sul lato opposto, alcune celle solari convertiranno l'energia luminosa in elettricità, trasformandola poi, attraverso antenne, in un fascio di microonde. Una volta trasmesse a Terra, queste onde saranno raccolte da altre antenne e distribuite ai consumatori finali. Nel 2008 s'è riuscito a stabilire il record mondiale di trasmissione d'energia con le microonde: sono stati inviati 20 watt di energia fra due isole delle Hawaii distanti 148 km. L'esperimento prova che è possibile trasmettere l'energia solare attraverso l'atmosfera. Ma nelle centrali solari spaziali sono in gioco ben altre proporzioni.
Per inviare miliardi di watt, occorre l'impiego di antenne enormi nello spazio (1 km di diametro) e ricevitori ancor più grandi sulla Terra (10 km di diametro). Difficile, quindi, testarne gradualmente la tecnologia con simulatori di piccola taglia.
Ecco perché appare più promettente l'altra soluzione: il laser. Quest'ultimo, con una lunghezza d'onda 100.000 volte più piccola, fino a 1,5 micrometri (millesimi di millimetro), non necessita di antenne smisurate. Proprio in questo sta la forza del secondo modello di stazione solare spaziale: convertire l'energia del Sole, una volta catturata dai pannelli orbitanti, in un fascio laser a infrarossi.
Questo metodo avrebbe, poi, altri vantaggi non da poco: il suo funzionamento può essere testato in laboratorio, a un costo relativamente basso e senza rischi; e adattare i pannelli fotovoltaici terrestri alla ricezione di un'unica lunghezza d'onda, e non di tutto lo spettro visibile, ne aumenta l'efficienza limitando la dispersione di energia.
I primi satelliti saranno di dimensioni ridotte e potranno fornire energia a piccole aree, mentre progressivamente si pensa di mandare nello spazio impianti in grado di fornire energia alle grandi metropoli. Ma l’obiettivo finale potrebbe essere addirittura una centrale energetica spaziale. Diversi mesi fa è stato fatto il primo piccolo esperimento, chiamato in lingua gaelica Suaideneah, attraverso un piccolo satellite collocato sopra il circolo polare artico.
Tutto questo per poter raggiungere l'onorevole attributo di civiltà di tipo Uno. Lo scopo di questa classifica serve a determinare il progresso ottenuto e ottenibile di una civiltà. Non a caso negli ultimi cento anni, grazie all'utilizzo intensivo del petrolio, il progresso scientifico ha avuto un'impennata mai vista in tutta la storia dell'umanità.
Fonti:
Questo metodo avrebbe, poi, altri vantaggi non da poco: il suo funzionamento può essere testato in laboratorio, a un costo relativamente basso e senza rischi; e adattare i pannelli fotovoltaici terrestri alla ricezione di un'unica lunghezza d'onda, e non di tutto lo spettro visibile, ne aumenta l'efficienza limitando la dispersione di energia.
I primi satelliti saranno di dimensioni ridotte e potranno fornire energia a piccole aree, mentre progressivamente si pensa di mandare nello spazio impianti in grado di fornire energia alle grandi metropoli. Ma l’obiettivo finale potrebbe essere addirittura una centrale energetica spaziale. Diversi mesi fa è stato fatto il primo piccolo esperimento, chiamato in lingua gaelica Suaideneah, attraverso un piccolo satellite collocato sopra il circolo polare artico.
Tutto questo per poter raggiungere l'onorevole attributo di civiltà di tipo Uno. Lo scopo di questa classifica serve a determinare il progresso ottenuto e ottenibile di una civiltà. Non a caso negli ultimi cento anni, grazie all'utilizzo intensivo del petrolio, il progresso scientifico ha avuto un'impennata mai vista in tutta la storia dell'umanità.
Fonti:
- http://www.tuttogreen.it/tecno-futuro-e-possibile-avere-energia-infinita-dallo-spazio-attraverso-i-satelliti/
- http://www.sferoidale.com/2010/01/verso-la-civilta-energetica-di-tipo-1.html
- http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_di_Kardashev
- http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Fra-ventanni-la-prima-centrale-solare-spaziale-Lannuncio-di-Jaxa_311155479168.html
domenica 8 luglio 2012
L'avvento degli Autoassemblatori?
RerRap è una stampante, collegabile ad un normale computer, in grado di stampare oggetti tridimensionali. Anziché stampare inchiostro su fogli di carta, questa stampante 3D produce oggetti tridimensionali, reali e solidi. Inoltre è in grado di replicare buona parte dei suoi componenti.
Siamo di fronte al primo macro-auto assemblatore.
Il costo complessivo dell'apparecchio è di circa 400 euro. Può sembrare tanto ma non è affatto cara la stamante 3D Open Source.
Pensiamoci, con uno strumento del genere, potremmo evitare di andare a comprare qualsiasi oggetto di plastica (o quasi). E quindi, di ridurre di molto la nostra spesa in questo settore e a umentare la nostra indipendenza verso questa tipologia di negozi.
Ognuno di noi potrà essere produttore e consumatore. Questo fenomeno, in un futuro vicinissmo, sarà alla portata di tutti. L'unico ostacolo sarà l'informazione.
Approfondimento
Il costo complessivo dell'apparecchio è di circa 400 euro. Può sembrare tanto ma non è affatto cara la stamante 3D Open Source.
Pensiamoci, con uno strumento del genere, potremmo evitare di andare a comprare qualsiasi oggetto di plastica (o quasi). E quindi, di ridurre di molto la nostra spesa in questo settore e a umentare la nostra indipendenza verso questa tipologia di negozi.
Ognuno di noi potrà essere produttore e consumatore. Questo fenomeno, in un futuro vicinissmo, sarà alla portata di tutti. L'unico ostacolo sarà l'informazione.
Approfondimento
sabato 7 luglio 2012
Terra 2050-2100: addio Modernità, benvenuta Singolarità
Certamente nessuno può predire con certezza il futuro, ma se le tecnologie continueranno ad avanzare in modo esponenziale, e molti esperti predicono che ciò avverrà; e si prendono in esame alcuni scenari che potranno essere sviluppati, un futuro incredibile comincerà a prendere forma.

L'intelligenza delle macchine che passerà il punto di Singolarità, verso la metà del secolo, abiliterà gli scienziati a
1) produrre corpi durevoli che estenderanno la vita a tempo indeterminato
2) sviluppare nuovi sistemi energetici che renderanno il mondo più efficiente
3) creare motori FTL (faster-than-light travel), consentendo alla nostra specie di diventare una società spaziale
4) formare un villaggio globale, preparando l'umanità ad un'incredibile avventura verso le stelle
Diffusione capillare della Biologia per raggiungere la vita Eterna
L'autore Ray Kurzweil in “La singolarità è vicina” spiega come potrebbe evolvere il corpo umano. I corpi di oggi, la versione ‘1.0’, posseggono delle percentuali di fallimento inaccettabili (più di 50 milioni di persone moriranno nel 2012, per problemi legati all'età). I progressi nelle nanotecnolgie molecolari e nelle biotecnologie, dalla 2012 alla fine del 2030, produrranno una versione più resistente del corpo detta '2 .0', immune a molte, ma non tutte, delle nostre malattie mortali.
Questo ci porterà alla versione '3.0' del nostro corpo. Entro il 2040, le persone inizieranno ad aggiungere parti non-biologiche al loro organismo, incluse cellule sanguigne robotiche, cellule per la riparazione dei tessuti danneggiati, ossa, muscoli e pelle più resistenti; persino nuovi neuroni fatti di nanotubi di carbonio. Questi cambiamenti non avverranno tutti in una volta, ma aumenteranno di frequenza in base alle richieste del mercato (ammesso che esisterà ancora uno, in quegli anni). Entro il 2060, la maggior parte delle persone beneficeranno di un corpo non biologico praticamente immortale.
Anche se un incidente dovesse verificarsi distruttivo, nanorobot guidati da un'intelligenza artificiale del domani provvederebbero rapidamente ad effettuare riparazioni, oppure in casi più drastici, formatterebbero un nuovo corpo inserendo la coscienza originaria del paziente con i ricordi intatti, scongiurando così la morte (in senso lato).

L'energia del XXI secolo
Il desiderio di sostituire i combustibili fossili è stato accelerato da diverse catastrofi, come lo tsunami in Giappone e la fuoriuscita del petrolio dalle piattaforme della British Petroleum, che ha evocato un vasto interesse affinchè si possano alimentare le nostra case ed i nostri veicoli in maniera sostenibile.
Michael McKubre predisse che le celle a fusione avrebbero alimentato le nostre auto per 4 anni, dopo la prima ricarica, e avrebbero ridotto l'importo delle bollette.
Inoltre è stato descritto come sfruttare il potere d'attrazione che esiste tra due corpi, e un sistema di levitazione che sfida la gravità. Molti ritengono che questa idea selvaggia potrebbe un giorno produrre razzi senza propellenti.
I motori FTL daranno inizio alla Società Spaziale
Questi motori hanno sempre entusiasmato gli esseri umani. Non a caso ci piace Star Trek, Battlestar Galactica e Star Wars. I motori FTL sono necessari a causa delle enormi distanze presenti tra le stelle. Gli astronomi hanno trovato centinaia di pianeti simili alla Terra a 1000 anni luce dalla noi, ma al fine di esplorare questi mondi, dobbiamo rendere umanamente viaggiabili quelle distanze. Gli scienziati ritengono che questo accadrà con astronavi come la 2070s Helm Hyper Drive. Questo bel veicolo può coprire la distanza Terra - Marte in appena 3 ore.

Altre opzioni includono l'utilizzo dell'energia oscura, ossia la forza che sta dietro l'espansione dell'universo, che potrebbe spingere le astronavi ben oltre la velocità della luce. E se gli esseri umani potessero sopravvivere all'estrema accelerazione prodotta da quella che viene chiamata Special relativity Theory system, avrebbero da percorrere i 4,3 anni luce che ci separano da Alpha Centauri, in sole 18 comodissime ore.
Il villaggio Globale aumenta le speranze dell'Umanità
La scelta è stata nostra: formare una partnership globale per prendersi cura della Terra e di ognuno di noi, oppure rischiare la distruzione di tutta l'umanità. Per la prima opzione erano richiesti radicali cambiamenti e un netto miglioramento delle nanotecnologie. L'intelligenza artificiale riuscì a portare questi cambiamenti.
Entro il 2100, gli esseri umani si saranno evoluti da culture litigiose e separate a un tranquillo villaggio globale, utilizzando il 100% dell'energia della Terra.
Ora come ora, tutte le persone godono di una vita apparentemente libera. L'umanità portrà diventare quello che futuristi descrivono come una Civilizzazione di tipo 1, una società lavorante come una sola voce, desiderosa di esplorare il cosmo.
Possono tutti questi eventi diventare realtà quando ci avventureremo verso il futuro? I futuristi realisti dicono di si.
Fonte
L'intelligenza delle macchine che passerà il punto di Singolarità, verso la metà del secolo, abiliterà gli scienziati a
1) produrre corpi durevoli che estenderanno la vita a tempo indeterminato
2) sviluppare nuovi sistemi energetici che renderanno il mondo più efficiente
3) creare motori FTL (faster-than-light travel), consentendo alla nostra specie di diventare una società spaziale
4) formare un villaggio globale, preparando l'umanità ad un'incredibile avventura verso le stelle
Diffusione capillare della Biologia per raggiungere la vita Eterna
L'autore Ray Kurzweil in “La singolarità è vicina” spiega come potrebbe evolvere il corpo umano. I corpi di oggi, la versione ‘1.0’, posseggono delle percentuali di fallimento inaccettabili (più di 50 milioni di persone moriranno nel 2012, per problemi legati all'età). I progressi nelle nanotecnolgie molecolari e nelle biotecnologie, dalla 2012 alla fine del 2030, produrranno una versione più resistente del corpo detta '2 .0', immune a molte, ma non tutte, delle nostre malattie mortali.
Questo ci porterà alla versione '3.0' del nostro corpo. Entro il 2040, le persone inizieranno ad aggiungere parti non-biologiche al loro organismo, incluse cellule sanguigne robotiche, cellule per la riparazione dei tessuti danneggiati, ossa, muscoli e pelle più resistenti; persino nuovi neuroni fatti di nanotubi di carbonio. Questi cambiamenti non avverranno tutti in una volta, ma aumenteranno di frequenza in base alle richieste del mercato (ammesso che esisterà ancora uno, in quegli anni). Entro il 2060, la maggior parte delle persone beneficeranno di un corpo non biologico praticamente immortale.
Anche se un incidente dovesse verificarsi distruttivo, nanorobot guidati da un'intelligenza artificiale del domani provvederebbero rapidamente ad effettuare riparazioni, oppure in casi più drastici, formatterebbero un nuovo corpo inserendo la coscienza originaria del paziente con i ricordi intatti, scongiurando così la morte (in senso lato).
L'energia del XXI secolo
Il desiderio di sostituire i combustibili fossili è stato accelerato da diverse catastrofi, come lo tsunami in Giappone e la fuoriuscita del petrolio dalle piattaforme della British Petroleum, che ha evocato un vasto interesse affinchè si possano alimentare le nostra case ed i nostri veicoli in maniera sostenibile.
Michael McKubre predisse che le celle a fusione avrebbero alimentato le nostre auto per 4 anni, dopo la prima ricarica, e avrebbero ridotto l'importo delle bollette.
Inoltre è stato descritto come sfruttare il potere d'attrazione che esiste tra due corpi, e un sistema di levitazione che sfida la gravità. Molti ritengono che questa idea selvaggia potrebbe un giorno produrre razzi senza propellenti.
I motori FTL daranno inizio alla Società Spaziale
Questi motori hanno sempre entusiasmato gli esseri umani. Non a caso ci piace Star Trek, Battlestar Galactica e Star Wars. I motori FTL sono necessari a causa delle enormi distanze presenti tra le stelle. Gli astronomi hanno trovato centinaia di pianeti simili alla Terra a 1000 anni luce dalla noi, ma al fine di esplorare questi mondi, dobbiamo rendere umanamente viaggiabili quelle distanze. Gli scienziati ritengono che questo accadrà con astronavi come la 2070s Helm Hyper Drive. Questo bel veicolo può coprire la distanza Terra - Marte in appena 3 ore.
Altre opzioni includono l'utilizzo dell'energia oscura, ossia la forza che sta dietro l'espansione dell'universo, che potrebbe spingere le astronavi ben oltre la velocità della luce. E se gli esseri umani potessero sopravvivere all'estrema accelerazione prodotta da quella che viene chiamata Special relativity Theory system, avrebbero da percorrere i 4,3 anni luce che ci separano da Alpha Centauri, in sole 18 comodissime ore.
Il villaggio Globale aumenta le speranze dell'Umanità
La scelta è stata nostra: formare una partnership globale per prendersi cura della Terra e di ognuno di noi, oppure rischiare la distruzione di tutta l'umanità. Per la prima opzione erano richiesti radicali cambiamenti e un netto miglioramento delle nanotecnologie. L'intelligenza artificiale riuscì a portare questi cambiamenti.
Entro il 2100, gli esseri umani si saranno evoluti da culture litigiose e separate a un tranquillo villaggio globale, utilizzando il 100% dell'energia della Terra.
Ora come ora, tutte le persone godono di una vita apparentemente libera. L'umanità portrà diventare quello che futuristi descrivono come una Civilizzazione di tipo 1, una società lavorante come una sola voce, desiderosa di esplorare il cosmo.
Possono tutti questi eventi diventare realtà quando ci avventureremo verso il futuro? I futuristi realisti dicono di si.
Fonte
giovedì 5 luglio 2012
L'auto da sogno è Open Source
Wikispeed nasce dall’idea di Joe Justice, un laureato in informatica che ha sempre lavorato nel mondo dei software, accorgendosi più tardi che l’idea dello sviluppo di prodotti tramite meccanismi Open Source non era poi così irrealizzabile.
Fonti:
Modularità, economicità efficienza. Sono queste le parole all'insegna dell'auto Wikispeed. Chi non li spenderebbe 21mila euro (il prezzo si abbasserà fino a 15) per un'auto che non soffre dell'obsolescenza programmata, dove ogni prezzo può essere sostituito con uno migliore? Semplicissimo, chi non sa dell'esistenza di tutto questo.
Fonti:
domenica 24 giugno 2012
Il giardino idroponico doppiamente Spaziale
Avveniristico e innovativo come la tecnologia che l’ha creato. Bello e funzionale grazie al genio creativo dei designer italiani. Arriva direttamente dalla Nasa l’ultima novità in fatto di giardini idroponici basata su un sistema rotativo messo a punto per consentire agli astronauti di auto-produrre lattughe e piccoli ortaggi freschi direttamente sulle navette spaziali.
Più che il prototipo – frutto di un lavoro di messa a punto durato qualche anno – la vera novità è la rimodulazione operata da un gruppo di grafici, interior designer e progettisti milanesi che hanno stravolto l’aspetto poco appetibile del progetto originale rendendolo un piccolo capolavoro eco-chic, ideale per dare un tocco di originalità anche ad un ambiente domestico.
La moderna ruota ‘green’ è dotata di un sistema di illuminazione intelligente che combinata all’effetto di gravità ricreato all’interno della piccola struttura consente di ottimizzare i consumi energetici e garantire una perfetta crescita di semi e piantine.
Il motore che fa girare l’ingranaggio alimenta anche un sistema di irrigazione attraverso una micro-pompa automatica. I piccoli fori della ruota ospitano le piante, tutte protette da vasi di copertura e fibre di cocco che forniscono il supporto ideale per la pianta e le sue radici.
Tutto il sistema è controllabile attraverso un software installabile su tablet o smarthpone e un’interfaccia intuitiva che permette di regolare l’intensità della luce, la temperatura e il livello dell’acqua.
Cos’altro dire? Un piccolo oggetto capace di rivoluzionare il concetto di ‘orto domestico’ con classe e raffinatezza.
La moderna ruota ‘green’ è dotata di un sistema di illuminazione intelligente che combinata all’effetto di gravità ricreato all’interno della piccola struttura consente di ottimizzare i consumi energetici e garantire una perfetta crescita di semi e piantine.
Il motore che fa girare l’ingranaggio alimenta anche un sistema di irrigazione attraverso una micro-pompa automatica. I piccoli fori della ruota ospitano le piante, tutte protette da vasi di copertura e fibre di cocco che forniscono il supporto ideale per la pianta e le sue radici.
Tutto il sistema è controllabile attraverso un software installabile su tablet o smarthpone e un’interfaccia intuitiva che permette di regolare l’intensità della luce, la temperatura e il livello dell’acqua.
Cos’altro dire? Un piccolo oggetto capace di rivoluzionare il concetto di ‘orto domestico’ con classe e raffinatezza.
L'idroponica presenta evidenti vantaggi in situazioni ambientali dove il substrato non è in condizione di far crescere la coltura in modo ottimale, come ad esempio roccia o terreni eccessivamente sabbiosi. Un altro vantaggio di questo tipo di coltivazione è il minor utilizzo di acqua per ottenere il medesimo risultato, indicativamente di un decimo rispetto la coltura in terra, rendendo questo sistema particolarmente utile in quelle situazioni ambientali dove la scarsità di acqua rende difficile o addirittura impossibile la coltivazione di ortaggi. Da non sottovalutare l'aspetto ambientale visto che l'utilizzo dei fertilizzanti è mirato e non ci sono dispersioni nel terreno; l'utilizzo di diserbanti è assente, mentre l'utilizzo di antiparassitari è decisamente ridotto.
lunedì 18 giugno 2012
Tecnoristorazione
Stanchi di aspettare ore ed ore una pizza? Stufi di vedere pizzaioli che accarezzano il loro cane (e forse anche qualcos'altro, ma è meglio non indagare a fondo) per poi impastare la vostra pizza?
Negli ultimi cento anni l'automazione ha creato molta disoccupazione e aumentato vertiginosamente ogni sorta di produzione di beni e di servizi. Da questo fenomeno nasce la cosiddetta disoccupazione tecnologica. La robotica, negli ultimi decenni, sta rimpiazzando i fatidici lavori pesanti e i lavori più creativi. Si parla infatti di algoritmi per scrivere un articolo giornalistico, algoritmi per comporre musica. Quest'ultimo non è così difficile da scrivere: la musica rispecchia la geometria frattale ed è piuttosto risaputo che una musica piuttosto omogenea piace di più rispetto ad una musica eterogenea.
Tornando al discorso principale, potrebbero essere creati, anzi, esistono già, i primi automi che operano nel campo della ristorazione. I distributori di snacks sono passati inosservati. Quasi sempre viene tralasciato il fatto che per colpa di quei distributori, migliaia e migliaia di persone hanno perso il loro posto di lavoro. C'è anche da considerare che grazie a quelle scatole, si hanno notevoli risparmi. E per risparmi intendo principalmente il tempo. Su World of Warcraft viene detto: "Time is money friend." Anche nel mondo reale viene detto lo stesso, ma l'immagine virtualizzata fa sempre più effetto, come quella presente qui sotto.
E dopo le macchine, così spesso definite dai tecnofobi, che distribuiscono colazioni e snacks, ecco quelle che sfornano le pizze.
Cos'è cambiato in questo secolo, per quanto riguarda le tecniche commerciali?
Solo gli indumenti utilizzati dalle donne più o meno strumentalizzate.
Molto probabilmente ognuno di voi avrà una bella dose di senso repulsivo verso questo video. Francamente la pizza che viene sfornata non è quel granchè dal punto di vista estetico, ma trattandosi di un concept non possono essere esclusi a priori i miglioramenti.
Alla domanda "I punti di raccolta, ossia i locali addetti alla ristorazione, potrebbe subire un rapido declino dovuto alla rapida commercializzazione di queste macchine?" posso rispondere in questo modo: non è detto. Molto probabilmente questo non succederà perchè questi automi permetteranno alle persone di riunirsi con più facilità e convenienza, derivante dall'importo contenuto delle pietanze, che non devono pagare lo stipendio del pizzaiolo, del cameriere e di quel parassita del titolare che sfrutta tutto e tutti.
| Una bellissima e solare cameriera rimpiazzata da un fredda scatola metallica? |
Tornando al discorso principale, potrebbero essere creati, anzi, esistono già, i primi automi che operano nel campo della ristorazione. I distributori di snacks sono passati inosservati. Quasi sempre viene tralasciato il fatto che per colpa di quei distributori, migliaia e migliaia di persone hanno perso il loro posto di lavoro. C'è anche da considerare che grazie a quelle scatole, si hanno notevoli risparmi. E per risparmi intendo principalmente il tempo. Su World of Warcraft viene detto: "Time is money friend." Anche nel mondo reale viene detto lo stesso, ma l'immagine virtualizzata fa sempre più effetto, come quella presente qui sotto.
| Il marketing è una forma d'arte, non credete? |
Cos'è cambiato in questo secolo, per quanto riguarda le tecniche commerciali?
Solo gli indumenti utilizzati dalle donne più o meno strumentalizzate.
Molto probabilmente ognuno di voi avrà una bella dose di senso repulsivo verso questo video. Francamente la pizza che viene sfornata non è quel granchè dal punto di vista estetico, ma trattandosi di un concept non possono essere esclusi a priori i miglioramenti.
Alla domanda "I punti di raccolta, ossia i locali addetti alla ristorazione, potrebbe subire un rapido declino dovuto alla rapida commercializzazione di queste macchine?" posso rispondere in questo modo: non è detto. Molto probabilmente questo non succederà perchè questi automi permetteranno alle persone di riunirsi con più facilità e convenienza, derivante dall'importo contenuto delle pietanze, che non devono pagare lo stipendio del pizzaiolo, del cameriere e di quel parassita del titolare che sfrutta tutto e tutti.
domenica 10 giugno 2012
Unitate est fortitudo
I grandi risultati della matematica applicata richiedono calcoli molto pesanti, cioè che necessitano di molta potenza di calcolo. Finora si sono utilizzati costosi supercomputer, ma per il futuro resta da scoprire, o almeno da migliorare, l'uso di volontari a costo zero.
Pensiamo ai milioni di proprietari di PC sparsi nel mondo. I loro PC lavorano solo per una frazione del tempo, e allora, perchè non sfruttare le potenzialità di calcolo di queste schiere di PC, approfittando dei loro intervalli di inattività? Si tratta di farli lavorare tutti sullo stesso problema, naturalmente assegnando a ciascuno solo una piccola parte del calcolo, da eseguire nei tempi morti. E' il principio del calcolo "distribuito", ovvero l'unione fa la forza: alla fine, la potenza di calcolo che si mette su un problema diventa enorme, ed è, sostanzialmente, a costo zero. Un'idea che la semplicità del genio, basata sul software BOINC (Berkeley Open Infrasctructure for Network Computing), sviluppato nel 1999 a Berkeley, ovviamente.Fonte
Ai volontari non è richiesto nulla, salvo lasciare acceso il loro computer. Bisogna scaricare prima un programma, concettualmente simile ad un salvaschermo e, quando il computer non fa nulla, va a cercare in appositi server i dati che aspettano di essere analizzati e fa partire i programmi di analisi automatica. I risultati vengono poi rispediti al server, che a quel punto invia un altro pacco di dati e così via, fino a quando non decidiamo di riutilizzare il computer.
[...] Poichè la capacità di calcolo dei PC al mondo continua ad aumentare, le potenzialità di calcolo dei PC, le potenzialità future del metodo sono sempre più incredibili. Per esempio, 39000 PC hanno una potenza di calcolo di 220 teraflops (milioni di milioni di FLoating point Operation Per Second) ed equivalgono a uno dei supercomputer più potenti disponibili sul mercato, ma non costano nulla, o quasi. In effetti, se si va a curiosare sul sito indicato precedentemente, si scopre che con circa 300.000 volontari attivi si arriva a una potenza di calcolo media sulle 24 ore di 5000 teraflops, più della potenza di calcolo del più potente supercomputer disponibile oggi (2011).
Che il calcolo distribuito sia un possibile ferro del mestiere per il futuro è chiaro anche da un altro esempio. Il fascino della ricerca di vita intelligente al di fuori del nostro pianeta ha convinto mezzo milione di persone a scaricare SETI@home, un progetto che continua ad essere attivo, nonostante, finora, la mancanza di segnali extraterrestri. Sul PC si scaricano i dati di ascolto dei radiotelescopi, nonchè il software di analisti. Poi, sul salvaschermo, compaiono i risultati dell'analisi, in forma di picchi colorati in movimento.
[...] Pochi sanno resistere all'illusione di essere i primi ad ascoltare il cugino interstellare, certamente non i volontari che oggi sono entrati nel programma di calcolo distribuito SETI@home. Il futuro della comunicazione interstellare passa di lì, non c'è dubbio.
Il calcolo distribuito sarà lo strumento del futuro anche per altri progetti visionari. Einstein@home, per esempio, è dedicato ad analizzare i dati dello strumento LIGO alla ricerca di onde gravitazionali. Rosetta@home è un programma di biochimica, molto gettonato, per visualizzare e ottimizzare la struttura tridimensionale di proteine potenzialmente interessanti per la cura di gravi patologie.
Sempre in campo farmacologico si muove World Community Grid, dedicato alla ricerca di farmaci per curare malattie tropicali, cancri infantili, AIDS. Climateprediction.net è focalizzato allo studio dei cambiamenti climatici e usa la potenza del calcolo distribuito per elaborare modelli del clima sulla terra nei prossimi 100 anni. Nel novembre 2009 è nato LHC@home, per aiutare i fisici del CERN ad analizzare il diluvio di dati raccolti dagli strumenti del Large Hadron Collider, il grande acceleratore-uruboro europeo che studia il futuro per capire il presente della materia partendo dal passato più lontano che c'è, il Big Bang. E scusate se è poco. Non glielo vogliamo dare un aiutino?
venerdì 1 giugno 2012
Graphexeter: un nuovo materiale che aumenta l’efficienza dei pannelli solari
Eravamo rimasti al grafene, un singolo strato di atomi di carbonio in grado di garantire i migliori standard di spessore e flessibilità. Partendo da questo riferimento, i ricercatori dell’Università di Exeter, in Inghilterra, sono riusciti a sviluppare un derivato ancor più prestazionale.
Il GraphExeter potrebbe ora raccogliere questa eredità, e divenire il composto di riferimento per la produzione degli schermi destinati a smartphone o monitor Lcd, ma anche per prodotti più particolari, come smart t-shirt, specchi e vetri multimediali.
Gli ambiti di utilizzo potrebbero spingersi ancora più in là, verso il campo della conversione dell’energia proveniente dal sole in elettricità.
Il team di Exeter è infatti convinto che la loro invenzione potrebbe incrementare del 30 per cento l’efficienza dei pannelli solari attuali.
Insomma, si tratta di un upgrade potenzialmente rivoluzionario per l’industria del fotovoltaico!
Una conquista che parla anche un po’ d’italiano, per la presenza nell’equipe del Center for Graphene Science di un nostro connazionale, Saverio Russo. Il team ha verificato come uno strato di molecole di cloruro ferrico, schiacciato fra due strati di grafene, ne incrementa sensibilmente la conducibilità elettrica.
Ciò senza però intaccarne la trasparenza ottica, ovvero la capacità della luce di attraversarlo. Tali caratteristiche garantiscono al derivato, battezzato con il nome diGraphExeter, un guadagno anche in termini di flessibilità rispetto all’ossido di indio-stagno (conosciuto come Indium Tin Oxide), materiale tra i più in uso nel campo elettronico.Il GraphExeter potrebbe ora raccogliere questa eredità, e divenire il composto di riferimento per la produzione degli schermi destinati a smartphone o monitor Lcd, ma anche per prodotti più particolari, come smart t-shirt, specchi e vetri multimediali.
Gli ambiti di utilizzo potrebbero spingersi ancora più in là, verso il campo della conversione dell’energia proveniente dal sole in elettricità.
Il team di Exeter è infatti convinto che la loro invenzione potrebbe incrementare del 30 per cento l’efficienza dei pannelli solari attuali.
Insomma, si tratta di un upgrade potenzialmente rivoluzionario per l’industria del fotovoltaico!
sabato 19 maggio 2012
Il jet del futuro
Il velivolo Synergy è spinto da una ventola e sostenuto da una struttura squadrata. Promette di essere a buon mercato. Il veicolo è silenzioso, sicuro e notevolmente più efficiente di qualsiasi altro jet esistente sul mercato. L'intoppo è che l'opera non è del tutto esistente, ma è a più della metà del suo obiettivo su Kickstarter.
*: avete presente quando si lanciano aeroplanini di carta e volano per un paio di secondi? Ecco.
La forma del bijou non è proprio quella che ci si aspetta. La tecnologia che c'è dietro al progetto è particolarmente innovativa. Un prototipo volante in scala è stato presentato un anno fa, dimostrando l'unico metodo attualmente disponibile della "resistenza d'induzione ridotta*", sviluppato dall'inventore John McGinnis.
*: avete presente quando si lanciano aeroplanini di carta e volano per un paio di secondi? Ecco.
venerdì 18 maggio 2012
2045: Una nuova era per l’umanità
Il consorzio russo "2045" sta cercando di realizzare, entro il 2045, degli androidi in cui sarà possibile trasferire la propria mente per raggiungere quindi l’immortalità e viaggi spaziali lunghi decine di anni.
Attraverso vari step evolutivi si cercherà di realizzare prima un “Avatar” controllabile in remoto con il proprio pensiero, quindi una seconda generazione che ospiterà il nostro cervello e infine una terza che replicherà esattamente il cervello umano e le sue sensazioni, creando di fatto una copia cybernetica di un essere umano.
Un team di ricercatori russi sta già sviluppando degli androidi in cui sarà possibile, a loro avviso, tutto ciò che è stato descritto poco fa.
Fonte
Approfondimento
Attraverso vari step evolutivi si cercherà di realizzare prima un “Avatar” controllabile in remoto con il proprio pensiero, quindi una seconda generazione che ospiterà il nostro cervello e infine una terza che replicherà esattamente il cervello umano e le sue sensazioni, creando di fatto una copia cybernetica di un essere umano.
Fonte
Approfondimento
lunedì 14 maggio 2012
Virus "elettirci"
Un giorno non troppo lontano, i virus potranno ricaricare le batterie del nostro cellulare mentre camminiamo. Non si tratta del sogno di un ipocondriaco appassionato di hi-tech, ma dello scenario aperto da una nuova tecnologia che sfrutta la capacità dei virus di convertire l'energia meccanica in energia elettrica.
| La carta del gioco "Yu-gi-oh!": virus elettrico |
Grazie a questa tecnologia e' stato fabbricato un mini generatore che produce la quantita' di corrente necessaria per far funzionare un piccolo display a cristalli liquidi. Il suo funzionamento è semplice: basta picchiettare con un dito sopra un elettrodo grande come un francobollo e i virus che lo ricoprono provvedono a convertire l'energia meccanica in energia elettrica pronta all'uso. E' un esempio di piezoelettricità. ''I materiali piezoelettrici sono quelli che sotto sforzo generano una tensione elettrica, e viceversa'', ha spiegato il presidente del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze fisiche della Materia (Cnism), Ezio Puppin. Applicazioni molto comuni sono in alcuni tipi di accendini e i bottoni che fanno la scintilla negli scaldabagni.
La piezolettericità prodotta dai batteri segna quindi l'arrivo di una piccola rivoluzione che nel prossimo futuro potrebbe portare alla realizzazione di dispositivi che producono corrente sfruttando vibrazioni che si generano con azioni quotidiane, per esempio chiudendo una porta o salendo le scale. I microrganismi utilizzati nei dispositivi messi punto a Berkeley sono virus innocui per le persone e pericolosi solo per i batteri, e per questo chiamati 'batteriofagi'. Per verificare se avessero la capacità di convertire l'energia meccanica in elettricità, i ricercatori hanno applicato un campo elettrico a una sottile pellicola formata da virus e hanno osservato la reazione al microscopio. Hanno visto così che le proteine a elica che rivestono i microrganismi ruotavano e si contorcevano, un chiaro segnale che rivela come anche un materiale di tipo biologico possa generare una differenza di potenziale se sottoposto a una deformazione meccanica, ovvero come possa avere proprieta' 'piezoelettriche'. Per potenziare questa caratteristica, i ricercatori hanno modificato i virus in laboratorio aggiungendo quattro aminoacidi di carica negativa ad un'estremità delle proteine elicoidali, così da aumentare la differenza di carica tra le due estremità delle proteine e aumentare il voltaggio del virus, che poi sono stati impilati a formare 20 strati sovrapposti. Facendo pressione sul generatore è così possibile produrre fino a 6 nanoampere di corrente e 400 millivolt di potenziale (pari a un quarto del voltaggio di una batteria mini stilo), quanto basta per far comparire il numero 1 sul display collegato.
Questo risultato ''è certamente credibile e potenzialmente interessante, soprattutto per la possibilità di controllare le proprietà elettriche e meccaniche del sistema tramite l'ingegneria genetica'', ha detto ancora Puppin. Insomma, si profila la possibilità di una ''scienza dei materiali costituiti da organismi viventi geneticamente modificabili. Scenari certamente fantascientifici e forse un tantino inquietanti. Se i dati saranno interessanti, ha concluso, ''le possibili applicazioni potranno arrivare nell'arco di alcuni anni''.
Fonte
| Il display attivato dalla capacità dei virus di convertire energia meccanica e in energia elettrica |
Questo risultato ''è certamente credibile e potenzialmente interessante, soprattutto per la possibilità di controllare le proprietà elettriche e meccaniche del sistema tramite l'ingegneria genetica'', ha detto ancora Puppin. Insomma, si profila la possibilità di una ''scienza dei materiali costituiti da organismi viventi geneticamente modificabili. Scenari certamente fantascientifici e forse un tantino inquietanti. Se i dati saranno interessanti, ha concluso, ''le possibili applicazioni potranno arrivare nell'arco di alcuni anni''.
Fonte
martedì 8 maggio 2012
La fisica di Star Trek
Riusciremo mai a viaggiare più veloci della luce? Come funziona il teletrasporto? Quanto consumerebbe un motore ad antimateria? Ecco cosa c'è di vero o verosimile nella fisica e nella tecnologia della saga di Star Trek.
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martedì 1 maggio 2012
La superbatteria ad Aria
La IBM sta sviluppando un prototipo di batteria a litio-aria che fa a meno di metalli pesanti. Per arrivare a una produzione industriale all’inizio del prossimo decennio, è stato raggiunto un accordo con aziende chimiche giapponesi per la creazione di nuovi ettroliti che assicurino una lunga durata di vita ai nuovi accumulatori di carica.
Un nuovo tipo di batteria al litio attualmente in fase di sviluppo potrebbe fornire l’alimentazione ad auto elettriche tanto da farle viaggiare per ben 800 chilometri prima di dover essere ricaricate, erogando circa 10 volte l'energia fornita dalle attuali batterie agli ioni litio. La prospettiva di una fonte di energia ad aria, che sia leggera e di lunga durata per la prossima generazione di veicoli è allettante, se solo qualcuno riuscisse a costruirne un prototipo. Il fatto è che ci sono diversi “posti di blocco” sulla strada verso queste batterie a litio-aria, soprattutto per quanto riguarda la ricerca di elettrodi ed elettroliti che siano sufficientemente stabili per la chimica della batteria ricaricabile.
L’IBM prevede di adottare batterie a litio-aria con la costruzione di un prototipo funzionante entro la fine del prossimo anno. Venerdì la società ha annunciato di aver intensificato gli sforzi per il loro sviluppo grazie al coinvolgimento di due società giapponesi – l’azienda chimica Asahi Kasei Corp e il produttore di elettroliti Central Glass – nell’IBM Battery 500 Project, un consorzio creato dalla IBM nel 2009 per accelerare il passaggio delle case automobilistiche e dei loro clienti a veicoli ad alimentazione elettrica.
Le batterie agli ioni litio utilizzate negli attuali veicoli elettrici si basano su un catodo in ossido metallico o fosfato di metallo (generalmente cobalto, manganese o materiali ferrosi) che funge da un elettrodo positivo, su un composto a base di carbonio come anodo, o elettrodo positivo, e su un elettrolita per condurre gli ioni litio da un elettrodo all'altro. Quando la macchina va, gli ioni litio fluiscono dall'anodo al catodo attraverso l’elettrolita e una membrana di separazione. La carica della batteria inverte la direzione del flusso di ioni. Attualmente le più efficienti batterie agli ioni litio per auto possono alimentare un veicolo per soli 160 chilometri prima di esaurirsi. (La Nissan afferma che la sua Leaf, completamente elettrica, ha un'autonomia di circa 175 chilometri.) Veicoli elettrici molto reclamizzati come la Chevy Volt hanno un’autonomia ancora più limitata, di soli 80 chilometri, prima che il entri in funzione il suo motore a gas.
Le specifiche sull’operatività delle batterie a litio-aria sono ancora in fase di determinazione, ma il principio generale è che, invece di utilizzare ossidi di metalli pesanti, l’ossigeno viene prelevato dall’aria mentre il veicolo elettrico è in movimento. Le molecole di ossigeno reagiscono con gli ioni litio e gli elettroni sulla superficie di un catodo di carbonio poroso, formando perossido di litio. La formazione di perossido di litio durante la fase di scarica determina una corrente elettrica che alimenta il motore della vettura. Durante la carica avviene la reazione inversa, e l'ossigeno viene rilasciato di nuovo nell'atmosfera. L'anodo, inoltre, è fatto di litio, il metallo più leggero. Senza il ricorso a metalli pesanti, la batteria sarebbe diverse volte più leggera ma in grado di immagazzinare più energia rispetto alla cugina agli ioni litio.
Anche se tutto questo funziona bene in una simulazione al computer, le batterie a litio-aria hanno nella pratica esigenze specifiche, che gli scienziati stanno ancora cercando di soddisfare. "Abbiamo scoperto abbastanza presto durante lo sviluppo del progetto che gli elettroliti attualmente utilizzati nelle batterie agli ioni litio non funzionano nelle batterie a litio-aria, perché in queste l'ossigeno attacca la batteria e distrugge l'elettrolita", rendendolo incapace di condurre una carica, dice Winfried Wilcke, ricercatore capo del Battery 500 Project. Una soluzione, aggiunge, sarebbe quella di utilizzare due elettroliti diversi, uno per il catodo e un secondo per l'anodo, con una membrana che ne eviti la miscelazione.
È a questo punto che la IBM cercato nuovi partner. La Asahi Kasei svilupperà una membrana che possa essere utilizzata nelle batterie per separare gli elettroliti pur permettendo agli ioni litio di passare dall’anodo ad catodo. La Central Glass svilupperà una nuova classe di elettroliti e di additivi ad alte prestazioni appositamente progettati per migliorare le prestazioni della batteria a litio-aria.
Un altro modo per valutare il potenziale delle batterie a litio-aria è quello di confrontarlo con altre batterie in termini di energia specifica, ossia di quanta energia produce in relazione alle sue dimensioni. Considerando che una tradizionale batteria al piombo per auto produce fino a 40 watt-ora per chilogrammo, una batteria agli ioni di litio arriva al massimo a 250 watt-ora per chilogrammo. Una batteria a litio-aria ha la potenzialità di superare di gran lunga i 1400 watt-ora per chilogrammo. "Il mio obiettivo sono 1000 watt-ora per chilogrammo, ma non avremo il numero reale relativo alla densità energetica fino a che non avremo costruito un prototipo più grande", dice Wilcke.
Il Battery 500 Project non è l'unico in corsa per lo sviluppo di batterie a litio-aria. I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology stanno sviluppando una batteria litio-aria con elettrodi in nanofibre di carbonio. E, Yangchuan Xing, professore associato di ingegneria chimica e biologica presso la Missouri University of Science and Technology, lo scorso anno ha ricevuto dalla Advanced Research Projects Agency–Energy (ARPA–E) un finanziamento di 1,2 milioni di dollari per sviluppare batterie a litio-aria.
Wilcke stima che le batterie a litio-aria possano essere pronte per la produzione non prima del 2020, "se non troviamo alcun intoppo tecnologico lungo la strada." E aggiunge: "L'unica cosa di cui sono certo è che non accadrà in questo decennio."
| Un progetto Retrò |
L’IBM prevede di adottare batterie a litio-aria con la costruzione di un prototipo funzionante entro la fine del prossimo anno. Venerdì la società ha annunciato di aver intensificato gli sforzi per il loro sviluppo grazie al coinvolgimento di due società giapponesi – l’azienda chimica Asahi Kasei Corp e il produttore di elettroliti Central Glass – nell’IBM Battery 500 Project, un consorzio creato dalla IBM nel 2009 per accelerare il passaggio delle case automobilistiche e dei loro clienti a veicoli ad alimentazione elettrica.
Le batterie agli ioni litio utilizzate negli attuali veicoli elettrici si basano su un catodo in ossido metallico o fosfato di metallo (generalmente cobalto, manganese o materiali ferrosi) che funge da un elettrodo positivo, su un composto a base di carbonio come anodo, o elettrodo positivo, e su un elettrolita per condurre gli ioni litio da un elettrodo all'altro. Quando la macchina va, gli ioni litio fluiscono dall'anodo al catodo attraverso l’elettrolita e una membrana di separazione. La carica della batteria inverte la direzione del flusso di ioni. Attualmente le più efficienti batterie agli ioni litio per auto possono alimentare un veicolo per soli 160 chilometri prima di esaurirsi. (La Nissan afferma che la sua Leaf, completamente elettrica, ha un'autonomia di circa 175 chilometri.) Veicoli elettrici molto reclamizzati come la Chevy Volt hanno un’autonomia ancora più limitata, di soli 80 chilometri, prima che il entri in funzione il suo motore a gas.
Le specifiche sull’operatività delle batterie a litio-aria sono ancora in fase di determinazione, ma il principio generale è che, invece di utilizzare ossidi di metalli pesanti, l’ossigeno viene prelevato dall’aria mentre il veicolo elettrico è in movimento. Le molecole di ossigeno reagiscono con gli ioni litio e gli elettroni sulla superficie di un catodo di carbonio poroso, formando perossido di litio. La formazione di perossido di litio durante la fase di scarica determina una corrente elettrica che alimenta il motore della vettura. Durante la carica avviene la reazione inversa, e l'ossigeno viene rilasciato di nuovo nell'atmosfera. L'anodo, inoltre, è fatto di litio, il metallo più leggero. Senza il ricorso a metalli pesanti, la batteria sarebbe diverse volte più leggera ma in grado di immagazzinare più energia rispetto alla cugina agli ioni litio.
Anche se tutto questo funziona bene in una simulazione al computer, le batterie a litio-aria hanno nella pratica esigenze specifiche, che gli scienziati stanno ancora cercando di soddisfare. "Abbiamo scoperto abbastanza presto durante lo sviluppo del progetto che gli elettroliti attualmente utilizzati nelle batterie agli ioni litio non funzionano nelle batterie a litio-aria, perché in queste l'ossigeno attacca la batteria e distrugge l'elettrolita", rendendolo incapace di condurre una carica, dice Winfried Wilcke, ricercatore capo del Battery 500 Project. Una soluzione, aggiunge, sarebbe quella di utilizzare due elettroliti diversi, uno per il catodo e un secondo per l'anodo, con una membrana che ne eviti la miscelazione.
È a questo punto che la IBM cercato nuovi partner. La Asahi Kasei svilupperà una membrana che possa essere utilizzata nelle batterie per separare gli elettroliti pur permettendo agli ioni litio di passare dall’anodo ad catodo. La Central Glass svilupperà una nuova classe di elettroliti e di additivi ad alte prestazioni appositamente progettati per migliorare le prestazioni della batteria a litio-aria.
Il Battery 500 Project non è l'unico in corsa per lo sviluppo di batterie a litio-aria. I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology stanno sviluppando una batteria litio-aria con elettrodi in nanofibre di carbonio. E, Yangchuan Xing, professore associato di ingegneria chimica e biologica presso la Missouri University of Science and Technology, lo scorso anno ha ricevuto dalla Advanced Research Projects Agency–Energy (ARPA–E) un finanziamento di 1,2 milioni di dollari per sviluppare batterie a litio-aria.
Wilcke stima che le batterie a litio-aria possano essere pronte per la produzione non prima del 2020, "se non troviamo alcun intoppo tecnologico lungo la strada." E aggiunge: "L'unica cosa di cui sono certo è che non accadrà in questo decennio."
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