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sabato 30 giugno 2012

Il nuovo motore a razzo dell'ISS

La NASA ha sviluppato una partnership denominata ISPS (Innovative Space Propulsion Systems) per lo studio di un nuovo tipo di motore a razzo con un minore impatto ambientale. Il risultato di questa ricerca verrà portato l’anno prossimo sulla stazione spaziale con la capsula Dragon, affinchè vengano condotti estensivi test dell’apparecchiatura.


Il propellente impiegato da questo motore è una miscela esclusiva a base di ossido d’azoto ed altri ingredienti segreti, ed ha richiesto la presentazione di ben trenta brevetti. In prove al suolo il sistema ha dimostrato di poter essere azionato da una accensione a scintilla, e di poter funzionare con il carburante allo stato liquido o gassoso. Esistono 4 diverse miscele del combustibile, con impulsi specifici che arrivano a 325 secondi, e dunque paragonabili a quelli dei propellenti ipergolici standard.
Il vantaggio è che questo monopropellente non è tossico, e può essere caricato senza l’uso di tute protettive o la supervisione di personale specializzato nel trattare materiali rischiosi. Ciò si traduce immediatamente in un risparmio, che si accompagna all’impiego di materiali low-cost nella costruzione del motore, che viene prodotto sfruttando anche tecniche di “etching” (incisione ad acido) mutuate direttamente dall’industria dei microchip.
Secondo quanto riportato dal sito aviationweek, il pacchetto sperimentale del motore dovrebbe far parte del carico del terzo lancio commerciale di Dragon, andando ad occuparne la sezione non pressurizzata per essere agganciato dal braccio robotico della stazione. L’esperimento sarà montato su un adattatore esterno per il modulo Columbus, e ad esso verrà fissato. Avrà misure di 116x86x66 centimetri circa, e comprenderà circa 8 litri del nuovo propellente, un motore da circa 450 Newtons di spinta, e le relative valvole, serbatoi ed attrezzature.
I test dureranno un anno, e comprenderanno accensioni, anche prolungate, brevi impulsi, funzionamento alla massima spinta e riaccensioni dopo lunghi periodi di inattività.
Naturalmente, visto che il nuovo sistema è agganciato direttamente alla superficie della stazione, sono state prese tutte le precauzioni del caso prima di concedere l’autorizzazione all’attracco.

E’ questa una tipica missione della “nuova” vita di ISS, che deve passare dall’”essere costruita” all’essere “messa al lavoro”.

di Paolo Actis

martedì 26 giugno 2012

Oltre l'orbita terrestre

Tre anni fa l'azienda Excalibur Almaz Limited (EA), la quale aveva annunciato piani molto ambiziosi, disse d'offrire soggiorni nello spazio per un equipaggio di tre persone fino ad una settimana, con inizio a partire dal 2013.



La promessa di EA si basa su veicoli spaziali progettati negli anni '70, dall'allora Unione Sovietica, per il proprio programma spaziale top-secret per la realizzazione della stazione spaziale Almaz, sviluppata originariamente dalla società russa JSC MIC NPO Mashinostroyenia.
Ebbene il 27 Maggio scorso, durante il National Space Society's International Space Development Conference svolto a Washington, il CEO di EA Art Dula ha annunciato programmi ancora più ambiziosi, ben oltre l'orbita Terrestre.
I nuovi piani della società sono quelli di offrire un viaggio fino a raggiungere l'orbita Lunare a bordo della stazione spaziale Almaz, basata interamente su moduli "tipo Salyut" (da cui sono originati Salyut-7, i moduli della MIR, il modulo Zarya della Stazione Spaziale Internazionale).


La stazione Almaz verrebbe lanciata in orbita da un razzo Proton in partenza dal Kazakistan.
L'equipaggio composto da tre persone la raggiungerebbe poi a bordo di una capsula con il Team, con un volo separato.


A questo punto il lungo viaggio può iniziare ed una volta raggiunta la Luna, verrò eseguita un'orbita intorno al nostro satellite naturale per poi fare ritorno, fino a ritornare in orbita Terrestre LEO per poi atterrare sempre a bordo della capsula precedentemente citata.
Un posto per questa avventura dovrebbe avere il costo iniziale di circa 100 milioni di sterline.


martedì 22 maggio 2012

Dragon vola nello spazio

E' iniziata una nuova era nell'esplorazione spaziale umana. Per la prima volta nella storia, un'azienda privata ha lanciato una missione spaziale verso la Stazione Spaziale Internazionale.

La capsula Dragon in cima al razzo Falcon 9 è decollata alle ore 9:44 (ita) di questa mattina dal Launch Complex 40 al Cape Canaveral Air Force Station, in Florida. Ogni lancio spaziale è un evento a sé, complesso ed esptremamente delicato. Siamo molto lontani da ciò che vediamo nei film di fantascienza, ma il volo di oggi ha un posto nella storia dell'astronautica.
Però l'ottimismo non può mancare: abbiamo un Drago nello spazio!



Fonte

sabato 12 maggio 2012

Progetto "Build the Enterprise"

Build the Enterprise è un progetto molto ambizioso che prevede la costruzione della celeberrima astronave di Star Trek. Tenendo conto delle tecnologie attuali e di quelle che verranno nei prossimi 20 anni (motore a curvatura escluso), l'opera dovrebbe avere un costo complessivo di 1000 miliardi di dollari.



Sul sito del progetto sono presenti tutti i dettagli. Sono stato colpito in particolar modo dalla precisione degli organizzatori dell'iniziativa, che hanno saputo predisporre la provenienza dei fondi da investire nel veicolo.
Il piano è particolarmente accattivante perchè:
  • il gioiellino può permettere di arrivare su Marte in 90 giorni
  • l'astronave è più lunga del Burj Khalifa a Dubai
  • ha un semplicissimo sistema che permette la gravità artificiale
Questa è la ruota che permette di avere la gravità terrestre



Approfondimento

domenica 6 maggio 2012

Un drago per la Stazione spaziale

Il prossimo 19 maggio, se tutto andrà come previsto, il programma di voli commerciali della SpaceX (Space Exploration Technologies Corporation) compirà un altro passo avanti con il nuovo lancio del suo sistema spaziale Falcon/Dragon dalla base dell'Air Force a Cape Canaveral.



Il piano di missione prevede infatti che la capsula Dragon si avvicini alla Stazione spaziale internazionale (ISS), che dovrebbe raggiungere il 19 maggio. Se questa fase della missione avrà successo, la Dragon attraccherà alla Stazione, segnando il recordo di primo veicolo privato che si aggancia alla ISS.

NASA e SpaceX si preparano per il lancio
In questo volo di test la capsula non porterà carichi, ma SpaceX si sta attrezzando per il trasporto di astronauti, con l'obiettivo di riprendere i voli con equipaggio interrotti dagli Stati Uniti dopo il pensionamento dell'ultimo shuttle nel luglio dell'anno scorso.

Test con equipaggio. Nnella foto, gli ultimi due in basso da destra sono gli astronauti NASA Rex Walheim e Tim Kopra.
Assistita dalla NASA, l'azienda di Elon Musk, co-fondatore di PayPal, sta progettando le sedute, l'illuminazione, gli spazi di stoccaggio e i sistemi di controllo ambientale per il comfort e la sicurezza del suo equipaggio. La Dragon è abbastanza grande da ospitare 7 adulti di altezza fino a due metri e peso fino a 125 chili.

venerdì 30 marzo 2012

Un biglietto per Marte: un desiderio di Modernità?

"Mi faccia un biglietto per Marte." "Certamente, sono 400mila euro e circa trent'anni d'attesa."
Elon Musk, multimilionario fondatore di PayPal, Tesla Motors e SpaceX, ha annunciato che, per la fine del 2012 o al più tardi all'inizio del 2013, sarà pronto ad illustrare il suo piano per l'organizzazione dei primi viaggi spaziali verso Marte rivolti a tutti coloro che saranno disposti a staccare un bell'assegno da 500.000 dollari.

I viaggi sono basati sui Falcon Heavy, presentati già un anno fa
In una recente intervista il capo della società Americana SpaceX (Space Exploration Technologies) Elon Musk ha dichiarato che la sua azienda è riuscita a pianificare un viaggio su Marte. Maggiori dettagli verranno rivelati più avanti nell'anno o al più tardi all'inizio del 2013.
A questo link è possibile ascoltare l'intervista rilasciata alla BBC, durante la quale secondo Musk molto presto una missione sul Pianeta Rosso potrà essere fattibile anche in termini economici. Le sue parole: "La mia visione è per un sistema di trasporto spaziale tra Terra e Marte completamente riusabile, in grado di fare il pieno di propellente su Marte - questo è molto importante - così da non dover portarselo durante il viaggio di andata".
"Probabilmente presenteremo la strategia completa com maggiori dettagli alla fine dell'anno, ma sono abbastanza fiducioso che questo possa funzionare e che in ultima analisi potremmo offrire un viaggio su Marte in modo che anche la persona media possa permetterselo - diciamo la persona media dopo che ha messo da parte un bel po' di risparmi".
L'articolo della BBC non manca di aggiungere che secondo alcuni queste dichiarazioni del CEO di SpaceX sono più una spacconatache altro.
Come spiega Wired.com, le previsioni di Musk si riferiscono a un futuro non ben definito. Di sicuro i primi viaggi su Marte costeranno molto di più, ma il Ceo di SpaceX prevede che nell'arco di 10 anni il prezzo di un biglietto marziano potrebbe assestarsi intorno ai 500mila dollari. Ma, per adesso, l'agenzia privata ha lanciato con successo solo 4 razzi sperimentali.
Insomma, tutte le speranze sono riposte nella prossima missione della capsula Dragon. Se la navicella targata SpaceX riuscirà nella manovra di avvicinamento alla Iss, per Musk potrebbe effettivamente aprirsi un nuovo capitolo. L'interno del modulo spaziale in futuro potrà ospitare fino a sette persone. Facendo i calcoli dei biglietti staccati, un tour marziano frutterebbe ben 3,5 milioni di dollari.

La visione di Musk è estrema e anche abbastanza azzardata. Però credo fermamente che di questi tempi ci sia davvero bisogno di qualcuno che proponga obiettivi difficili. Quest'ultimi fanno sognare, si veda 1492 e il 1969. Tuttavia mi pongo una domanda: se non ci fossero queste idee ardue d'attuare, quale sarebbe lo scopo della nostra specie? La risposta individuale è quella classica: "Ognuno di noi è custode del significato della sua vita". E la risposta per la visione collettiva? Sono riluttante all'idea che il nostro unico scopo sia l'autoconservazione. 
Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una corsa verso lo spazio, una fretta di modernità senza precedenti. Non siamo ancora entrati nell'era spaziale in quanto il turismo spaziale non è ancora diffuso e accessibile. Sono pronto a scommettere che non siamo pronti a tutto questo, prima di tutto perchè manca una contestualizzazione sociale della voglia d'Esplorazione e quindi anche di Spazio. Però la questione è anche un'altra: dopo che abbiamo raggiunto quel punto esatto del progresso (in senso alto), cosa ne sarà del nostro scopo collettivo? Sono domande che possono anche essere interpretate come no-sense e spesso, quando me le pongo, mi gira la testa.
L'unica arma a disposizione per rispondere a tutto questo, è l'attesa e il lento avanzamento, alla velocità di un secondo al secondo, verso il futuro.

Fonti:

domenica 12 febbraio 2012

Vega, il piccolo grande lanciatore europeo

Lunedì 13 febbraio, con una finestra di lancio tra le 11 e le 13 italiane, partirà per il suo volo inaugurale dallo spazioporto di Kourou, nella Guyana francese, il piccolo lanciatore Vega dell'Agenzia spaziale europea (ESA).



Con questo lancio, l'Europa completa la gamma di lanciatori di cui dispone, aggiungendo i 1500 kg di capacità media di Vega ai payload intermedi dei Soyuz lanciati da Kourou in collaborazione con la Russia e ai carichi pesanti della famiglia Ariane.

Vega è un programma dell'ESA finanziato da Italia, Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera e Svezia. La sua realizzazione ha visto un'importante partecipazione dell'Italia, che ha contribuito al 65% circa dei costi. Capofila industriale è la ELV SpA, società appartenente per il 70% ad Avio e per il 30% all'Agenzia spaziale italiana (ASI), mentre il segmento di terra è stato affidato a Vitrociset e CGS, e molte altre PMI italiane hanno partecipato al programma.

Importante anche il contributo della comunità scientifica italiana, sia per quel che riguarda la concezione e lo sviluppo di Vega, sia per il payload che inserirà in orbita nel suo primo volo, il satellite Lares, ideato da un team scientifico delle Università del Salento e della Sapienza



sabato 28 gennaio 2012

Dream Chaser: novità

Il Dream Chaser è stato annunciato pubblicamente il 20 settembre 2004 come un candidato a sostituire le Space Shuttle nelle missioni della NASA e successivamente per servizi commerciali di esplorazione spaziale (Commercial Orbital Transportation Services, COTS). Su AstronautiNEWS viene fatto il punto della situazione di questo bellissimo veicolo spaziali.

E chi non vorrebbe possederlo?
La Sierra Nevada Corporation (SNC) ha fornito una valutazione positiva dello stato di sviluppo del proprio veicolo Dream Chaser che, nell’ambito del più ampio programma Commercial Crew Development, dovrebbe consentire il lancio di equipaggi entro il 2016.

La piccola navetta, che nel cuore di molti appassionati ha raccolto la pesante eredità dello space shuttle, verrà lanciata da un vettore Atlas V, grazie all’intesa sottoscritta nel 2007 con United Launch Alliance. Si tratta di un velivolo di tipo “lifting body”, riutilizzabile, e che fa ampio uso di esperienze e studi anche abbastanza remoti nel tempo, quali lo spazioplano HL-20, un concept Nasa degli anni ottanta.
Per il rientro si prevede un atterraggio su pista, contrariamente a quanto ora ipotizzato per le capsule concorrenti, la Dragon di SpaceX e la CST-100 di Boeing.

Dream Chaser, impressione artistica
Il completamento della fase due del programma CCDev prevede complessivamente 19 tappe fondamentali, l’ultima delle quali sarà un test di volo libero pilotato dopo il trasferimento in quota tramite aereo di supporto.



Il sito di divulgazione nasaspaceflight.com ha raccolto le dichiarazioni rilasciate nel corso della settimana da Merri J Sanchez, di SNC, nell’ambito della riunione AIAA (American Institute of Aeronautics and Astronautics) che si svolge in Colorado.
Il Dr. Sanchez ha sottolineato come Dream Chaser goda di un carico di rientro particolarmente basso, meno di un g e mezzo, con ampie capacità di discostarsi perpendicolarmente dalla traiettoria di rientro (uno dei punti critici per lo shuttle) e possibilità di ritorno al sito di lancio (ritorno alla pista).
I motori sono ibridi a propellente non tossico (HTPB, N2O), sviluppati internamente, mentre i propulsori di assetto RCS usano N2O e etanolo. In orbita, l’energia verrà fornita da batterie, ricaricabili dall’ISS. I motori hanno già sostenuto svariate prove, tra cui tre test in un solo giorno con una accensione nel vuoto, mentre lo scorso dicembre è stato realizzato il primo prototipo del velivolo vero e proprio, interamente in compositi, che verrà usato nel test di volo libero.
Il Dottor Sanchez ha rivelato nuovi particolari sulle fasi dei test a venire; ad esempio, anche per il primo lancio senza equipaggio è previsto l’atterraggio orizzontale. Dream Chaser sarà in grado di sostenere missioni con durata sino a 210 giorni, se attraccato alla stazione spaziale, e rimarrà sempre pronto all’uso per l’equipaggio. Per gli scenari di abort, il veicolo permette l’abbandono con lancio paracadutato (da considerarsi una soluzione estrema); il rientro su una pista di atterraggio rimane lo scenario di elezione anche in situazioni di abort. Per la simulazione dell’abort sulla rampa verranno impiegati motori ibridi dimensionati appositamente per questo tipo di emergenza. Lanci e rientri avverranno in Florida (ma in linea di principio andrebbe bene un qualsiasi aeroporto commerciale per l’atterraggio), e l’equipaggio abbandonerà la navetta da un portello posto a poppa. La velocità di atterraggio dovrebbe essere di circa 190 nodi (circa 350 km/h, più o meno come lo shuttle), e il calore sviluppato dall’impatto con l’atmosfera verrà dissipato da un sistema di protezione termica non dissimile da quello di STS. Tuttavia, il Dottor Sanchez ha rimarcato anche le differenze e le migliorie offerte da Dream Chaser rispetto al blasonato predecessore: il cross range teorico supera i milleseicento chilometri, e il veicolo può rientrare su pista praticamente da qualunque punto dell’orbita, raggiungendo un aereoporto degli Stati Uniti continentali in meno di sei ore. Altro punto sottolineato è la versatilità generale di Dream Chaser, che si esplicita nella sua capacità di “ridondanza dissimile”, ovvero il raggiungere il medesimo scopo utilizzando un sistema completamente differente da quello malfunzionante.

La fase 3 del programma CCDev potrebbe essere annunciata già il prossimo 7 febbraio, e SNC deve ancora completare diverse milestones della fase 2, come detto. Un elemento critico di tutto il progetto è dato dal fatto che il vettore Atlas V non è ancora autorizzato al lancio di esseri umani (“man-rated”). United Launch Alliance sta collaborando con Nasa per raggiungere questo risultato, concentrando gli sforzi principalmente sul sistema di rilevazione emergenze. La certificazione di Atlas consentirebbe di utilizzarlo anche per lanciare altre capsule ora allo studio, quali il CST-100 di Boeing e quella di Blue Origin.

Di Paolo Actis

giovedì 12 gennaio 2012

La Boeing inizia lo studio sulla propulsione solare elettronica

La compagnia Boeing ha iniziato a lavorare su un contratto di quattro mesi con la NASA per sviluppare un prototipo di missione per la tecnologia solare a propulsione elettrica.

Boeing Electric Spacecraft
Il contratto è per 600.000$ e la Boeing valuterà i concepts che combineranno pannelli solari ad alta potenza  ad avanzati propulsori elettrici e carichi utili spaziali da destinare alla High Earh Orbit e al Deep Space.

"La Boeing ha aperto la strada all'uso della propulsione elettrica e ha sviluppato un approccio per integrare pannelli solari compatti, leggeri e altamente efficienti con propulsori elettrici di nuova generazione, nei veicoli spaziali del futuro" ha affermato Steve Johnston, direttore della Boeing Phantom Works’ Advanced Space Exploration division. "Questa tecnologia offre vantaggi di peso e costi, consentendo una maggiore manovrabilità in orbita dei satelliti attorno alla Terra e un efficiente sistema di trasporto per il Deep Space per l'esplorazione umana e robotica".

La Boeing è una delle cinque imprese selezionate per sviluppare un concetto di missione concept per dimostrare le tecnologie della propulsione solare elettronica, le capacità e le infrastrutture necessarie per sostenere in modo conveniente la presenza umana nello spazio. Phantom Works condurrà lo studio a Huntington Beach con il sostegno di Boeing Space & Intelligence Systems electric power and propulsion experts a El Segundo, Calif.

Un'unità della Boeing Company, Boeing Defense, Space & Security è uno dei maggiori dipartimenti di difesa del mondo, dello spazio e della sicurezza; specializzata in soluzioni innovative e il produttore più grande al mondo, e più versatile, di aerei militari. Con sede a St. Louis, Boeing Defense, Space & Security è un businness da 32 miliardi dollari con 63.000 dipendenti nel mondo.

giovedì 8 dicembre 2011

Il sistema di propulsione per il futuro è quasi pronto

Esso equipaggerà l'upper stage del nuovo vettore Space Launch System (SLS) della NASA. L'SLS trasporterà l'astronave Orion, il suo equipaggio ed il suo carico di equipaggiamenti ed esperimenti scientifici nello spazio, fornendo un mezzo sicuro, affidabile e sostenibile per raggiungere la Luna, gli asteroidi e le altre destinazioni nel Sistema Solare.
Il sistema di propulsione J-2X
Per gli ingegneri al lavoro nel programma di sviluppo del propulsore J-2X, l'installazione del sistema di alimentazione aggiornato nel Test Stand A-1 avvenuta il 5 Dicembre scorso, è sembrata quasi un regalo natalizio.

Il sistema di alimentazione, o powerpack, consiste nel gas generator e nelle turbopompe e rappresenta un componente critico per il nuovo motore in fase di sperimentazione. Esso ha il compito di pompare l'ossigeno e l'idrogeno criogenici nella camera di combustione principale, al fine di produrre la spinta propulsiva desiderata.
What's Next for NASA
L'installazione di questo componente di nuova generazione è il culmine di un intenso lavoro durato oltre due anni, durante i quali lo stand A-1 è stato pesantemente modificato per supportare questa serie di tests critici. La parte maggiore del lavoro è iniziata a metà 2008, dopo il completamento, da parte degli ingegneri della NASA, di una serie iniziale di tests sul powerpack di un propulsore J-2 rimasto in stock. 
I dati raccolti da quella serie di tests, sono stati impiegati per aggiornare il powerpack che verrà usato nel motore a razzo J-2X, che servirà a spingere l'essere umano più lontano nello spazio di quello mai fatto prima nella storia.
Si prevede che il J-2X possa erogare una spinta di oltre 133 tonnellate, migliorando non di poco le circa 104 tonnellate di spinta del suo predecessore J-2 utilizzato nel programma Apollo.

Il testing del powerpack aggiornato del sistema J-2X è in programma per Gennaio 2012 presso lo Stennis Space Center della NASA, nel sud del Mississippi. Il J-2X è sviluppato dalla Pratt & Whitney Rocketdyne per il Marshall Space Flight Center di Huntsville, Alabama. Esso equipaggerà l'upper stage del nuovo vettore Space Launch System della NASA.
Di Simone Montrasio
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mercoledì 9 novembre 2011

Orion volerà nel 2014

La NASA sta pianificando per i primi mesi del 2014 il primo test in volo della navicella Orion.

Impressione artistica
Questo Exploration Flight Test  vedrà la navicella, dopo il decollo da Cape Canaveral, volare senza equipaggio umano per due orbite ad alto apogeo(=è il punto più lontano alla Terra) per effettuare un rientro in atmosfera ad alta energia.
L'atterraggio avverrà nelle acque dell'oceano ed il recupero della navicella verrà attuato secondo le modalità previste per i futuri rientri con equipaggio.

Gli scopi della missione saranno la raccolta dei dati delle fasi di volo e di rientro in atmosfera e la verifica delle prestazioni, dati che verranno utilizzati per sviluppare un veicolo spaziale in grado di garantire la sopravvivenza dei componenti dell'equipaggio in un rientro in atmosfera effettuato a velocità superiori ai 32000 km/h.

La NASA intende anche indire ulteriori gare tra i fornitori per lo studio, lo sviluppo ed il test di nuove tipologie di boosters e per la realizzazione e fornitura degli "accessori" quali fairing e adattatori di carico per le future missioni del nuovo SLS (Space launch System).

di Marco Carrara

Di seguito l'animazione della simulazione





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martedì 18 ottobre 2011

Spazioporto Virgin Galactic

La parola “spazioporto” accende immediatamente la fantasia, ma quello inaugurato ieri in mezzo al deserto del New Mexico assomiglia più a un banale aeroporto (anche se un “signor” aeroporto, dal design futuristico, come gli si addice).

Lo Spazioporto Virgin Galactic
Di fatto però è il primo spazioporto commerciale sulla Terra, e batte la bandiera (o per meglio dire, il marchio) Virgin Galactic. Battezzato con l’originale nome di “Spazioporto America”, intende supportare il turismo spaziale, e cioè i voli a gravità zero. Dunque niente (per ora) vacanze su altri pianeti, nemmeno sulla vicina Luna. Più banalmente (si fa per dire) si tratterà di viaggi aerei a gravità zero, fino al limite della nostra atmosfera. In questo modo i (ricchi) turisti del futuro prossimo potrano fluttuare nell’aria come, per intenderci, fanno oggi gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Qui su Google Mpas è segnato il luogo dove sorge lo spazioporto, ma se guardate con lo streetview rimarrete delusi, non si vede altro che una desolata cittadina americana. Chissà se è un errore o se lo streetview risale a prima della costruzione.



L’inaugurazione manco a dirlo è stata spettacolare, qui potete vedere un video della performance di danza “sospesa” del Progetto Bandaloop. Vi consiglio di guardare fino alla fine: potrete godervi un Richard Branson (il visionario “patron” del Gruppo Virgin) incredibilmente somigliante allo Zafod Beeblebrox della versione cinematografica della Guida galattica per autostoppisti, somiglianza per niente casuale tralaltro, visto che la scena di lui appeso con la bottiglia di champagne richiama chiaramente quella in cui Zafod inaugura l’astronave “Cuore d’oro” (di solito invece assomiglia a uno dei fratelli Gibb). Il sito dello spazioporto invece ha una grafica che assomiglia in maniera imbarazzante quella del sito della NASA.

Di Federica Sgorbissa

venerdì 7 ottobre 2011

Il veicolo spaziale per il Deep Space Exploration prende forma

Uno sguardo ai lavori in corso per il veicolo multiuso della NASA Orion.
Impressione artistica di una missione utilizzando l'Orion MPCV.
Questo bel video ci mostra design, innovazione tecnologiche ed eventuali impieghi della capsula Orion.



Fonte:
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venerdì 30 settembre 2011

Un sistema di trasporto spaziale completamente riutilizzabile

SpaceX sta sviluppando un sistema di trasporto spaziale completamente riusabile che promette costi decisamente inferiori e, quindi, maggiore accessibilità alla Low Earth Orbit.

Il vettore Falcon 9 torna a casa senza che la mamma gli riferisca che la cena è sul tavolo.
Prendete una tipica missione che potrebbe aver luogo in un prossimo futuro. Un razzo vettore Falcon 9 mette in orbita una capsula Dragon verso la Stazione Spaziale Internazionale. Ebbene, dopo aver fatto il proprio lavoro non solo la capsula Dragon, ma anche il primo ed il secondo stadio del Falcon 9 tornano a Terra con un atterraggio morbido, controllato e motorizzato. senza paracadute!
Si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione rispetto agli attuali livelli di riusabilità in ambito spaziale.

Il primo stadio del Falcon 9 dopo la separazione con il secondo stadio, torna a casa in maniera automatica, atterrando tramite retrorazzi. Poco dopo, la stesso fatto accade anche per il secondo stadio ed al termine della missione, la capsula Dragon torna anch'essa a Terra atterrando grazie a retrorazzi che la depositano dolcemente al suolo.

Ok, d'accordo, per adesso è solo fantascienza. Il video è senz'altro molto accattivante e ben fatto. Un bella animazione in computer graphics. Un sogno? Solo del buon marketing? Innovazione ed un serio progetto industriale?
Stando a Musk, questa nuova architettura di missione, non avrebbe ripercussioni sugli attuali impegni con la NASA: "E' un'attività parallela".



La compagnia in breve, secondo Musk: "Potremmo fallire, non dico che siamo sicuri di avere successo, ma abbiamo intenzione di provare a riuscirci. Ed abbiamo un progetto che sulla carta, con i calcoli e con le simulazioni funziona".

giovedì 15 settembre 2011

Il razzo del futuro

Lo Space Launch System porterà gli astronauti verso la Luna, gli asteroidi e in direzione di Marte.

Impressione artistica del Sistema di Lancio Spaziale.
Si è appena conclusa una storica conferenza stampa in cui gli amministratori della NASA, insieme a vari rappresentati del Congresso degli USA, hanno annunciato l'inizio dei lavori per lo sviluppo e la costruzione di un nuovo veicolo spaziale chiamato, per ora, solo "Space Launch System (SLS)" che consisterà in un nuovo razzo pesante avanzatissimo in grado di portare astronauti ben oltre l'orbita della Terra, ed in grado di alzare molto più peso non solo rispetto allo Shuttle, ma persino rispetto al glorioso Saturn V, delle missioni Apollo. "Lo Space Launch System darà alla nazione le capacità di andare oltre, i nostri attuali limiti, in modo sicuro, conveniente e sostenibile, per aprirci la porta verso nuove scoperte, dalla prospettiva unica e vantaggiosa dello spazio" hanno dichiarato gli ufficiali NASA durante la conferenza.

“Questo sistema di lancio creerà posti di lavoro ben retribuiti per gli americani, e assicurerà il nostro ruolo di leader del panorama aerospaziale, oltre ad ispirare milioni di persone in tutto il mondo”, ha dichiarato l’amministratore NASA Charles Bolden.
“Il Presidente Obama ci aveva sfidato ad essere intraprendenti e pensare in grande, ed è esattamente quello che stiamo facendo qui alla NASA. Mentre io vado fiero di aver potuto volare su uno Space Shuttle, gli esploratori di domani potranno sognare di camminare, un giorno, su Marte”.

La scelta di questo sistema di lancio è il risultato di un proesso di revisione di potenziali design durato per mesi, con lo scopo di selezionare un razzo non solo potente, ma anche evolviibile in modo che si potesse adattare a differenti missioni, via via che si presenteranno specifiche opportunità o novità tecnlologiche.

“Ora che abbiamo scelto una nuova, potente architettura i lancio per carichi pesanti, la NASA potrà dar corso alla costruzione del razzo e dei mezzi spaziali necessari per le nuove, ambiziose missioni destinate allo spazio profondo” ha affermato John P. Holdren, consigliere del Presidente per le questioni scientifiche e tecnologiche. “Sono eccitato dal nuovo cammino intrapreso dalla NASA e dal fatto che ci consentirà di mantenere l’America come nazione leader nell’esplorazione umana dello spazio”.

L’SLS trasporterà equipaggi oltre l’orbita terrestre in una capsula chiamata Orion MPCV. Il razzo utilizzerà idrogeno e ossigeno come propellenti in forma liquida, che andranno ad alimentare cinque motori RS-25D/E (gli Space Shuttle Main Engine) nello stadio centrale e un J2-X nello stadio superiore.
Lo sviluppo dei boosters invece sarà affidato ad una gara basata sui requisiti di performance.

La decisione di adottare lo stesso tipo di propellente per lo stadio centrale e per quello superiore si basa su analisi della NASA che avevano dimostrato come questa comunanza consentisse di ridurre i costi e aumentare la flessibilità.
I primi lanci saranno effettuati con una versione del razzo capace di sollevare dalle 70 alle 100 tonnellate, per poi evolvere verso la piena capacità di carico, pari a 130 tonnellate.

Il Senatore Bill Nelson, ha spiegato come il nuovo piano della NASA viene fuori dal budget autorizzato l'anno scorso, che prevede anche la sopravvivenza della Stazione Spaziale Internazionale fino ad almeno il 2020, con la gestione dei lanci affidata man mano sempre più ai privati in competizione tra loro, che miglioreranno i razzi, abbassando i prezzi per arrivare alla ISS e per lanciare satelliti in LEO (Low Earth Orbit). 
Nelson ha anche smentito le voci secondo le quali i costi totali sarebbero il doppio rispetto al previsto, specificando che i costi saranno molto più piccoli di quanto previsto l'anno scorso. "Lungo un periodo di 5-6 anni, nel decreto di autorizzazione, il costo per il razzo sarà di non più di $11.5 miliardi, ed il costo di lancio per questo nuovo sistema sarà di $10 milioni per razzo". Inoltre, il costo per lo sviluppo dell'Orion MPCV, è di $6 miliardi con un'aggiunta di $2 miliardi necessari per lo sviluppo dell'infrastruttura a terra che permetterà il lancio. Il totale sarà quindi di $18 miliardi da adesso fino al 2017, quando il sistema dovrà essere pronto per il primo lancio di prova, con il primo lancio pilotato da astronauti previsto per il 2021. Il piano poi è di fare dei voli di prova una volta all'anno, di una complessità sempre maggiore, prima del lancio effettivo verso un asteroide, nel 2025.

"Lo Space Launch System sarà il primo veicolo di classe-esplorazione spaziale profonda dai tempo del Saturn V, che portò gli astronauti sulla Luna, 40 anni fa. Con la sua enorme capacità di portare grandi pesi in orbita, l'SLS espanderà la nostra presenza nel Sistema Solare e ci permetterà di esplorare lo spazio intorno alla Luna, dei asteroidi vicini alla Terra, Marte, le sue Lune e un giorno anche oltre. Impareremmo di più riguardo a come il Sistema Solare si è venuto a formare, da dove ha origine l'acqua ed i composti organici sulla Terra e come la via potrebbe essere sostenuta in posti lontani dall'atmosfera della Terra ed espanderemmo i confini dell'esplorazione umana. Queste scoperte cambieranno il modo in cui pensiamo a noi stessi, al nostro pianeta e al nostro posto nell'universo.

L'animazione:



Curiosità
Sia SLS che la capsula Orion erano stati cancellati dal presidente Obama assieme al lanciatore minore Ares che aveva già compiuto un volo di collaudo. Entrambi facevano parte del programma Constellation varato da Bush per tornare sulla Luna e poi viaggiare verso Marte. Tutti erano concepiti facendo ricorso a tecnologie già sviluppate con lo shuttle e il Saturno-V. Obama aveva criticato questo approccio sostenendo che non si sviluppavano in questo modo nuove tecnologie. Ma il Congresso americano dopo una lunga lotta ha costretto il presidente ad accettare la rinascita sia del grande razzo che della capsula affidando alla Nasa il compito di predisporre i progetti relativi. Il risultato è stato che, per quanto riguarda la capsula, è rinata Orion (già impostata) e per il razzo è tornato il progetto considerato con la tecnologia in parte derivata, appunto, da shuttle e Saturn-V. In questi mesi il Congresso aveva criticato aspramente l’amministratore della Nasa Bolden perché non si decideva a presentare il piano del nuovo vettore spaziale andando oltre le date stabilite. Ora finalmente la scelta è stata annunciata e bisognerà passare dalle parole ai fatti. E questa è una sfida non da poco. Ma il passo compiuto è importante.

Fonti:

mercoledì 14 settembre 2011

Autostrade interplanetarie

Ball Aerospace & Technologies è una delle quattro aziende sotto contratto con NASA che si occuperanno di studiare lo stoccaggio e il trasferimento di propellenti criogenici nello spazio. Ognuna delle quattro aziende riceverà fino a 600.000 $ per un contratto di 6 mesi.
Impressione artistica di una stazione spaziale d'approvvigionamenti.
Ball Aerospace lavorerà insieme a NASA per sviluppare un concetto di missione per testare e validare le capacità fondamentali e le tecnologie necessarie allo stoccaggio e il trasferimento di propellenti criogenici (cioè superfreddi, ad es. ossigeno e idrogeno allo stato liquido) nello spazio da e verso stadi propulsivi avanzati e depositi di propellenti, importanti per le future missioni di esplorazione spaziale con equipaggio della NASA. Si tratta di una delle tecnologie innovative che potrebbero rivelarsi estremamente utili nei futuri piani di esplorazione del cosmo dell’agenzia spaziale americana.

Sotto le direttive del presidente Obama, la NASA sta programmando missioni umane su un asteroide entro il 2025. Tale missione richiederà l’utilizzo di depositi di propellente orbitanti e/o stadi propulsivi criogenici pre-posizionati in punti strategici. Il concetto allo studio servirà a determinare quali sono le attuali lacune tecnologiche da colmare per raggiungere l’obiettivo. Il passo successivo di questo studio consisterà in una missione dimostrativa per confermare la sostenibilità e la convenienza della soluzione proposta.

Ball Aerospace ha una lunga esperienza nello sviluppo di vari sistemi criogenici e termici, dallo Spitzer Space Telescope di NASA, ai serbatoi dei reagenti per lo Space Shuttle. Nel 1988 Ball Aerospace ha condotto uno studio di fattibilità della durata di due anni per il satellite Cryogenic On-orbit Liquid Depot-Storage Acquisition and Transfer (COLD-SAT), che risulterà utile anche per il contratto attuale.

Altra impressione artistica di un "Space fuel depot".
Il principale vantaggio di questa idea è la capacità di abbassare sensibilmente il costo dei voli spaziali, creando un sistema di transito e rifornimento in volo che alla NASA hanno battezzato “autostrade interplanetarie”. Inoltre l’utilizzo di depositi di propellente orbitanti eliminerebbe la necessità di trasportare fin dal lancio tutto il propellente necessario per una determinata missione, aumentando quindi il payload trasportabile (il carico). Tale soluzione consentirebbe così di utilizzare per i lanci delle future missioni anche razzi meno potenti dei lanciatori pesanti (HLV) per missioni oltre l’orbita terrestre.

Fonte (e approfondimenti)
di Matteo Carpentieri
da

sabato 10 settembre 2011

La capsula Orion prende vita

E’ cominciato questa settimana, presso l’impianto NASA di assemblaggio di Michoud, il montaggio della prima capsula Orion destinata al volo. L’ultimo veicolo destinato al trasporto di astronauti realizzato dagli americani era stato l’Endeavour, nel 1991.


La capsula Orion presso l'impianto d'assemblaggio di Michoud
“Il team Orion è rimasto concentrato sull’avanzamento dei lavori, ed ora stiamo iniziando a costruire attrezzature per il volo spaziale” ha detto Mark Geyer, program manager di Orion presso il Johnson Space Center.

Il portavoce della NASA David Weaver ha invece sottolineato come il programma Orion si ponga l’obiettivo di inviare uomini molto più lontano nello spazio di quanto sia mai stato fatto in precedenza, e, contemporaneamente, di sostenere l’occupazione del settore aerospaziale americano.

Le prime saldature della capsula sono avvenute venerdi 9 settembre impiegando un nuovo processo che consente un legame continuo ed a prova di perdite che si è dimostrato più resistente e di maggior qualità rispetto a quanto ottenibile con sistemi tradizionali.

Al termine dell’assemblaggio, la prima capsula Orion verrà spedita al Kennedy Space Center, dove verrà montato lo scudo termico e dove si svolgeranno i controlli di preparazione al volo.
di Paolo Actis
da NASA

Come diverrà in seguito, una volta terminati tutti i lavori?
Grosso modo così:
Impressione artistica di una missione dell'Orion Multi-Purpose Crew Vehicle
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lunedì 29 agosto 2011

SpaceX: Uomo Su Marte Nel Nostro Prossimo Futuro

Elon Musk, presidente e fondatore della compagnia spaziale privata SpaceX, non è uno che si accontenta dei propri successi; ha infatti in mente di continuare a spingere il futuro dei voli spaziali commerciali privati come mai prima. Quanto esattamente? Beh lo si nota dalle sue ultime dichiarazioni, in cui ha spiegato come la società SpaceX sta pianificando missioni umane verso il pianeta rosso per il futuro prossimo.

Illustrazione di una possibile missione SpaceX verso Marte.
Musk ha sottolineato che probabilmente gli umani arriveranno su Marte nei prossimi 10-20 anni. Ha poi spiegato che è razionalmente ovvio il perché abbiamo bisogno di diventare una specie multi-planetaria. "Alla fine, è vitale che ci incamminiamo su una via per diventare una specie multi-planetaria," ha spiegato Musk. "Se non lo facciamo, il nostro futuro non è molto brillante, resteremmo semplicemente sulla Terra finché qualche disastro ci fa estinguere."

Capsula Dragon in orbita intorno alla Terra.


L'annuncio dei nuovi intenti futuri è stato fatto da Musk durante la riunione del American Institute of Aeronautics and Astronautics (AIAA) che si è tenuta a San Diego, California.

SpaceX userà probabilmente i razzi Falcon Heavy, la cui costruzione è già avviata e dovrebbero essere lanciati per la prima volta tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013.
Menre i razzi Falcon 9 usati attualmente hanno 9 motori per la prima fase del lancio, il Falcon Heavy avrà un design triplo simile al razzo Delta IV Heavy, della NASA, e userà 27 motori Merlin. Si stima che il Falcon Heavy potrà portare in orbita tra 12 e 15 tonnellate metriche.

Uno schema che mostra i primi dettagli rilasciati sulla capacità dei prossimi razzi che verranno sviluppati in casa SpaceX. 
Secondo le prime voci, il veicolo che verrebbe usato per una missione verso Marte, sarebbe una derivazione dell'attuale navicella spaziale della SpaceX: Dragon. Infatti, il progetto è stato già nominato "Red Dragon".

La NASA attualmente sta pianificando di spedire i primi astronauti verso un asteroide entro il 2025 e verso Marte durante gli anni '30. Se i piani di SpaceX funzioneranno, la loro soluzione sarebbe estremamente più veloce di quanto ha in mente la NASA.

Da quando ha iniziato le proprie attività, SpaceX ha già avuto numerosi grandi successi. E' già riuscita a lanciare due dei suoi razzi pesanti Falcon 9 in orbita, il secondo del quale ha portato la prima navicella Dragon in orbita. La navicella ha orbitato per un po la Terra con successo, ed è stata recuperata dal Oceano Pacifico. Questa impresa, per adesso, è sempre riuscita soltanto a governi di grandi nazioni, e a prezzi decine di volte più grandi.

L'alleanza NewSpace, che contiene 17 compagnie spaziali private attive, tra cui anche la SpaceX, sta lavorando per spingere avanti il contratto COTS (Commercial Orbital Transportation Services), da 1.6 miliardi di dollari, che hanno con la NASA. Questo contratto ha fornito dei finanziamenti a diverse compagnie, per aiutarle a sviluppare parte della loro tecnologia, e riuscire a creare una nuova generazione di razzi e navicelle per andare in bassa orbita terrestre, mentre la NASA sviluppava i nuovi razzi e navicelle per andare fuori dall'orbita, verso la Luna, Asteroidi e Marte. Ora però, la più forte tra le compagnie NewSpace, la SpaceX, ha espresso piani che vanno ben aldilà del semplice contratto COTS, e sta spingendo per accelerare i tempi di riuscita.
Il programma iniziale, prevedeva un volo della navicella Dragon verso la Stazione Spaziale Internazionale nel mese di Dicembre, ma senza un attracco, soltanto per mettere alla prova tutti i sistemi della navicella e per essere sicuri che tutto funziona. Tuttavia, la SpaceX ha chiesto e ha ottenuto da parte della NASA il consenso di unire la missione dei test a quella dell'attracco effettivo in una sola uscita. Il consenso c'è, anche se non ancora ufficiale, perché manca un nulla osta da parte della Russia, partner principale per la Stazione Spaziale Internazionale.

Atterraggio Red Dragon sulla superficie di Marte.
L'annuncio da parte di Musk, presso la AIAA, segna una rapida espansione del settore privato in generale e in particolare della crescita di SpaceX, che potrebbe riportare astronauti NASA nello spazio già dall'anno prossimo, ad un solo anno di distanza dalla chiusura del programma Shuttle.
Per quanto riguarda una missione verso Marte, la destinazione è una che vive nell'immaginario collettivo e nei programmi a lungo termine di tutte le grandi agenzie spaziali e del pubblico, ma per anni il progresso in quella direzione è stato lento se non inesistente.
La SpaceX deve ancora trovare la soluzione a molti problemi per una missione così complessa, e la navicella, Red Dragon, non è ancora nata neanche come prototipo. Ma è anche vero che la SpaceX è una società che non ama perdere tempo o fare annunci scandalistici. Era il 2010 quando fu lanciato il primo razzo Falcon9, e mesi dopo fu lanciata anche la navicella Dragon, ora, un anno dopo, potrebbe avvenire il primo attracco alla ISS e dall'anno prossimo potrebbero iniziare le prime missioni ufficiali, con cargo e passeggeri.

Navicella Dragon esposta dopo il suo ritorno dall'orbita terrestre, nella prima missione ufficiale.
da
http://www.universetoday.com/88060/spacex-mars-is-our-future/

domenica 28 agosto 2011

Il lungo cammino verso le stelle

DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), nota nella sua storia anche come ARPA, è stata costituita nel 1958, non a caso l’anno dopo il lancio dello Sputnik, per evitare che iniziative del nemico a livello strategico potessero cogliere di sorpresa gli Stati Uniti, e, all’opposto, creare iniziative a livello strategico che potessero cogliere di sorpresa i nemici del’America.


A questo scopo la DARPA si è dotata di un gruppo non numeroso, ma composto di esperti di grande valore in molte branche del sapere umano, per individuare e sostenere studi e progetti che potrebbero portare cambiamenti rivoluzionari non solo per la sicurezza degli Stati Uniti, ma per l’intera società, americana e mondiale. Infatti il suo più grande successo è stato intuire, negli anni 60, che l’informatica e in partcolare il network computing sarebbe diventato, negli anni seguenti, il settore trainante dell’economia mondiale, e decidere quindi di costruire ARPANET, la prima grande rete di computer per collegare le università e i centri di ricerca americani, il nucleo originario del futuro Internet. Insomma, si può ben dire che, quando DARPA si muove, lo fa a ragion veduta.

E DARPA ha fatto la sua mossa nel gennaio scorso, quando David Neyland, direttore per la tecnologia tattica, di concerto con Peter Worden, direttore dell’Amos Research Center della NASA, ha convocato, con molta riservatezza, una trentina tra imprenditori e scienziati di grosso calibro, e anche qualche outsider, per discutere a livello informale di un argomento che oggi è considerato dalla scienza ufficiale totalmente tabù: il volo interstellare. L’iniziativa, denominata 100-Year Starship Study, deve il suo nome non tanto alla durata del volo vero e proprio, ma piuttosto al lasso di tempo necessario per la progettazione dell’astronave. Un piano a lunghissima scadenza della cui utilità DARPA è convinta, specialmente nei settori della propusione, dell’immagazzinamento dell’enegia e dei sistemi di supporto vitale, dove si otterranno benefici non solo per il Dipartimento della Difesa e la NASA, ma anche per il settore commerciale e privato.
Lo studio si è concluso, e per renderne pubblici i risultati DARPA e NASA hanno realizzato il sito ufficiale e convocato per il 30 settembre prossimo a Orlando (Florida) un congresso aperto, dove tutti coloro che hanno idee innovative in merito al volo interstellare potranno incontrarsi, avere voce e ottenere ascolto. La multidisciplinarietà è incoraggiata al massimo, tant’è che dagli organizzatori stessi vengono suggerite ben sette strategie di approccio al problema, che possiamo velocemente illustrare con qualche esempio:
  • Soluzioni inerenti al problema del tempo e della distanza: tipi di propulsione, manipolazione e/o distorsione dello spaziotempo, navigazione, osservazione, percezione a velocità prossime o superiori a quella della luce
  • Considerazioni a carattere sociale, economico e legale: profit o no-profit, l’economia nello spazio, telecomunicazioni con la Terra, possibili sviluppi politici
  • Considerazioni filosofiche e religiose: perchè il volo interstellare , aspetti etici e morali, implicazioni nel caso vengano trovati mondi abitabili, oppure forme di vita
  • Biologia e medicina: fisiologia e psicologia nello spazio , sospensione criogenica della vita umana , tecnologia medica nello spazio
  • Habitat e scienza dell’ambiente: ricreare una gravità fittizia o farne a meno, effetti delle radiazioni spaziali, tossine ambientali , raccolta dell’energia e suo uso , agricoltura, dimensioni ottimali dell’habitat , ambienti che si auto-mantengono
  • Destinazioni: criteri per la scelta della destinazioni , quante destinazioni per ogni missione
  • Comunicazione del messaggio: come usare i media per rendere familiari la ricerca e i viaggi a lungo termine.
Il prossimo 11 novembre una apposita commissione sceglierà il miglior progetto complessivo tra i lavori ufficialmente presentati alla segreteria del congresso, e l’organizzazione che l’ha elaborato verrà premiata dalla DARPA con un contributo di 500.000 dollari. L’esiguità della cifra di fronte a un compito così immane non deve trarre in inganno: si tratta infatti di una patente di credibilità rilasciata da una prestigiosa agenzia governativa, cioè un ottimo strumento per dare inizio a una capillare raccolta di fondi. L’uomo della DARPA, David Neyland, sottolinea che il premio non viene dato perché si inizi a costruire l’astronave interstellare, ma per ottenere un buon business planche permetta di progettarla. Si cerca un’organizzazione, probabilmente privata, in grado di sviluppare il concetto di volo interstellare senza aiuto da parte del governo, di portarne il peso per i prossimi cento anni, e di sviluppare eventuali ricadute tecnologiche allo stesso modo in cui investire nel network computing ha reso possibile la nascita di Internet. Oggi nessuno ha un’idea precisa di cosa veramente potrebbe uscir fuori dal progetto di una nave interstellare, sarebbe ingenuo perfino credere di conoscere le domande giuste da porre.
“Se nel 1910 qualcuno avesse chiesto ad Einstein e a Marconi – conclude Neyland – di definire un sistema di comunicazione mondiale accessibile all’uomo della strada, cosa credete che avrebbero risposto? IPhone?”

Fonte, da
  • The New York Times: “Offering Funds, U.S. Agency Dreams of Sending Humans to Stars”, by Dennis Overbye – August 17, 2011
  • 100-Year Starship Study website

venerdì 22 luglio 2011

Lunga vita allo Shuttle

Dopo 30 anni di successi, senza dimenticare gli incedenti tragici, si conclude così un'altra era. Giusto 42 anni fa, l'equipaggio dell'Apollo 11 tornava sulla Terra dopo aver compiuto la più grande missione di tutti i tempi.


Nature pubblica un bellissimo video: in 8 minuti condensa tutte le 135 missioni degli Shuttle. I voli da e verso la Stazione Internazionale in 30 anni di vita astronautica, tra trionfi e incidenti.



Fonte: Gravità Zero

Il video dell'agenzia spaziale italiana:



Un'animazione di una missione umana su un asteroide, prevista dal programma Spaziale di Obama, entro il 2025:



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http://erafutura.blogspot.com/2011/06/dopo-ben-30-anni-di-sviluppo-la-uk.html
http://erafutura.blogspot.com/2011/04/i-candidati-eredi-dello-space-shuttle.html