| Efficacia anticancro del tè verde dimostrata grazie a sperimentazione nanotech
L’estratto anticancro era già stato testato in funzione antitumorale, ma con scarsi risultati dovuti alla somministrazione per endovena, inefficace nel far giungere alle cellule tumorali il composto terapeutico. La svolta inferta dal team universitario è dovuta all’impiego di uninnovativo sistema nanotecnologico di drug delivery mirato, che consiste nell’incapsulare l’estratto all’interno di nanovescicole, contenenti anche una particolare proteina del plasma, la transferrina, portatrice di molecole di ferro nel sangue, che viene letteralmente aspirata dai recettori delle cellule tumorali.
L’epigallocatechina gallato, estratto dalle proprietà antitumorali contenuto in grandi quantità nel tè verde
La somministrazione nanotech riesce in tal modo a far giungere nelle cellule malate il benefico estratto in dosi elevate, senza gli effetti di dispersione nel corpo che tutti gli altri metodi mostrano: 2/3 dei tumori della pelle trattati nei test di laboratorio è regredito fino anche a scomparire a un mese dall’inizio del trattamento, senza effetti collaterali sugli altri tessuti sani. Ora il sistema di drug delivery mirato dovrà essere perfezionato e ulteriormente testato, prima di poter passare dallo studio in laboratorio alla fase di sperimentazione nanotech sull’uomo.
|
Visualizzazione post con etichetta Nanotecnologie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nanotecnologie. Mostra tutti i post
giovedì 20 settembre 2012
Tè verde: anticancro nanotech
La nanotecnologia applicata alla somministrazione di una sostanza estratta dal tè verde ha dimostrato di poter eliminare alcune tipologie di tumore della pelle, grazie agli studi di laboratorio effettuati dal team di ricerca dell’Università di Strathclyde di Glasgow. La ricerca conferma in tal modo le proprietà anticancro della bevanda, detenute da una sostanza presente in grandi quantità nel té verde chiamata epigallocatechina gallato.
martedì 4 settembre 2012
Legno nanotech al posto della plastica
Cellulosa nanocristallina, ricavata dalla pasta di legno promette di essere il prossimo nanomateriale delle meraviglie: trasparente, atossico per l’organismo, economico e con unaforza elastica fino a 8 volte superiore all’acciaio inossidabile, grazie alla fitta struttura di microscopici cristalli aghiformi.
| Nanocellulosa in forma di gel, dalla lavorazione della pasta di legno. |
La nanocellulosa si candida come sostituto di plastiche e metalli per realizzare parti automotive, per la produzione di display flessibili e componenti di computer, abbigliamento militare e vetro balistico, rendendo obsoleti i materiali plastici inorganici in un futuro non troppo distante.
Il processo produttivo del nuovo nanomateriale inizia con una lavorazione del legno tesa a purificarlo da componenti quali lignina ed emicellulosa, per essere poi ridotto a una poltiglia e idrolizzato con acidi per rimuovere le impurità, prima di essere concentrato in cristalli in unapasta densa da applicare sulle superfici come una laminatura, o lavorata in filamenti per formare nanofibre dure e resistenti che possono essere ridotte in una varietà di forme e dimensioni. Una volta essiccato a basse temperature, il nanomateriale è estremamente leggero, assorbente e un ottimo isolante.
Il nuovo nanomateriale è incredibilmente economico, la cellulosa è la risorsa naturale più abbondante in natura, e per la produzione della nanocellulosa non occorre nemmeno impiegare alberi interi: avendo infatti una larghezza di soli 2 nanometri, può essere ricavata da rami o segatura. “Stiamo trasformando rifiuti in oro” commentano presso la prima sede per la produzione industriale americana, nata lo scorso luglio nel Wisconsin e che venderà entro i prossimi due anni la nanocellulosa a pochi dollari al kg, aprendo la strada a una industria che potrebbe valere 600 miliardi di dollari entro il 2020. Una sola altra azienda per la produzione di NCC esiste già a Montreal dal novembre 2011, la CelluForce, che ad oggi ha già una produzione giornaliera pari a una tonnellata di nanocellulosa.
Il processo produttivo del nuovo nanomateriale inizia con una lavorazione del legno tesa a purificarlo da componenti quali lignina ed emicellulosa, per essere poi ridotto a una poltiglia e idrolizzato con acidi per rimuovere le impurità, prima di essere concentrato in cristalli in unapasta densa da applicare sulle superfici come una laminatura, o lavorata in filamenti per formare nanofibre dure e resistenti che possono essere ridotte in una varietà di forme e dimensioni. Una volta essiccato a basse temperature, il nanomateriale è estremamente leggero, assorbente e un ottimo isolante.
Il nuovo nanomateriale è incredibilmente economico, la cellulosa è la risorsa naturale più abbondante in natura, e per la produzione della nanocellulosa non occorre nemmeno impiegare alberi interi: avendo infatti una larghezza di soli 2 nanometri, può essere ricavata da rami o segatura. “Stiamo trasformando rifiuti in oro” commentano presso la prima sede per la produzione industriale americana, nata lo scorso luglio nel Wisconsin e che venderà entro i prossimi due anni la nanocellulosa a pochi dollari al kg, aprendo la strada a una industria che potrebbe valere 600 miliardi di dollari entro il 2020. Una sola altra azienda per la produzione di NCC esiste già a Montreal dal novembre 2011, la CelluForce, che ad oggi ha già una produzione giornaliera pari a una tonnellata di nanocellulosa.
| Nanocellulosa, NCC in cristalli fibre, resistente ed elastica, sostituirà plastiche e metalli in automotive ed elettronica. |
Nonostante i fondi limitati, il settore delle nanotecnologie continua ad avanzare con scoperte rivoluzionarie. Quando ci si deciderà di dare un flusso costante a questa giovane tecnologia?
sabato 4 agosto 2012
Creme nanotech anticancro
Nanoparticelle d’oro in farmaci che si spalmano come una crema idratante per curare i tumori della pelle, è la scoperta rivoluzionaria fatta da alcuni ricercatori della Northwestern University.
Grazie a una nanostruttura dalla peculiare forma sferica, impiegando nanoparticelle d’oro, capaci di penetrare l’epidermide con facilità, gli scienziati hanno somministrato RNA a bassa interferenza, funzionando da farmaco ad azione mirata, programmato per colpire i geni coinvolti nell’insorgere di patologie quali melanoma, carcinoma della pelle a cellule squamoseo anche la psoriasi.
Le nanoparticelle che veicolavano il farmaco nell’esperimento condotto sono state combinate con una comune crema idratante, e sono state assorbite al 100% dalla pelle: il primo tentativo di terapia genica condotto con le nanoparticelle mirava a colpire i recettori di uno specifico fattore di crescita dell’epidermide, l’EGFR, un marcatore biologico coinvolto in numerose forme di cancro della pelle. L’impiego della ‘crema anticancro‘, espressione decisamente forte ma che rende la portata rivoluzionaria delle possibili applicazioni della scoperta, ha portato nel giro di 60 ore dal trattamento alla riduzione del 52% nell’espressione dell’EGFR, senza segni di tossicità.
Gli studi sono solo agli inizi, ma grande è la speranza riposta nelle nanotecnologie e nella nanomedicina affinché negli anni a venire si possa combattere l’insorgere di tumori della pelle semplicemente spalmando una crema caricata con nanoparticelle ricoperte di farmaci genetici antitumorali.
| Drug delivery di farmaci anticancro grazie a nanoparticelle incluse in comuni creme idratanti. |
La nostra pelle è infatti un’ottima barriera a livello molecolare, efficace a tenere al di fuori dal nostro corpo corpi e particelle estranee, tanto sa essere difficile da penetrare anche per somministrare farmaci per curare le malattie della pelle. Grazie alle nanotecnologie, l’Università del Northwestern potrebbe invece rendere facile la lotta ai principali tumori della pelle quanto spalmare una crema idratante.
Grazie a una nanostruttura dalla peculiare forma sferica, impiegando nanoparticelle d’oro, capaci di penetrare l’epidermide con facilità, gli scienziati hanno somministrato RNA a bassa interferenza, funzionando da farmaco ad azione mirata, programmato per colpire i geni coinvolti nell’insorgere di patologie quali melanoma, carcinoma della pelle a cellule squamoseo anche la psoriasi.
Le nanoparticelle che veicolavano il farmaco nell’esperimento condotto sono state combinate con una comune crema idratante, e sono state assorbite al 100% dalla pelle: il primo tentativo di terapia genica condotto con le nanoparticelle mirava a colpire i recettori di uno specifico fattore di crescita dell’epidermide, l’EGFR, un marcatore biologico coinvolto in numerose forme di cancro della pelle. L’impiego della ‘crema anticancro‘, espressione decisamente forte ma che rende la portata rivoluzionaria delle possibili applicazioni della scoperta, ha portato nel giro di 60 ore dal trattamento alla riduzione del 52% nell’espressione dell’EGFR, senza segni di tossicità.
| Nanoparticelle sferiche penetrano l’epidermide per drug delivery di farmaci per terapia genica. |
sabato 7 luglio 2012
Terra 2050-2100: addio Modernità, benvenuta Singolarità
Certamente nessuno può predire con certezza il futuro, ma se le tecnologie continueranno ad avanzare in modo esponenziale, e molti esperti predicono che ciò avverrà; e si prendono in esame alcuni scenari che potranno essere sviluppati, un futuro incredibile comincerà a prendere forma.

L'intelligenza delle macchine che passerà il punto di Singolarità, verso la metà del secolo, abiliterà gli scienziati a
1) produrre corpi durevoli che estenderanno la vita a tempo indeterminato
2) sviluppare nuovi sistemi energetici che renderanno il mondo più efficiente
3) creare motori FTL (faster-than-light travel), consentendo alla nostra specie di diventare una società spaziale
4) formare un villaggio globale, preparando l'umanità ad un'incredibile avventura verso le stelle
Diffusione capillare della Biologia per raggiungere la vita Eterna
L'autore Ray Kurzweil in “La singolarità è vicina” spiega come potrebbe evolvere il corpo umano. I corpi di oggi, la versione ‘1.0’, posseggono delle percentuali di fallimento inaccettabili (più di 50 milioni di persone moriranno nel 2012, per problemi legati all'età). I progressi nelle nanotecnolgie molecolari e nelle biotecnologie, dalla 2012 alla fine del 2030, produrranno una versione più resistente del corpo detta '2 .0', immune a molte, ma non tutte, delle nostre malattie mortali.
Questo ci porterà alla versione '3.0' del nostro corpo. Entro il 2040, le persone inizieranno ad aggiungere parti non-biologiche al loro organismo, incluse cellule sanguigne robotiche, cellule per la riparazione dei tessuti danneggiati, ossa, muscoli e pelle più resistenti; persino nuovi neuroni fatti di nanotubi di carbonio. Questi cambiamenti non avverranno tutti in una volta, ma aumenteranno di frequenza in base alle richieste del mercato (ammesso che esisterà ancora uno, in quegli anni). Entro il 2060, la maggior parte delle persone beneficeranno di un corpo non biologico praticamente immortale.
Anche se un incidente dovesse verificarsi distruttivo, nanorobot guidati da un'intelligenza artificiale del domani provvederebbero rapidamente ad effettuare riparazioni, oppure in casi più drastici, formatterebbero un nuovo corpo inserendo la coscienza originaria del paziente con i ricordi intatti, scongiurando così la morte (in senso lato).

L'energia del XXI secolo
Il desiderio di sostituire i combustibili fossili è stato accelerato da diverse catastrofi, come lo tsunami in Giappone e la fuoriuscita del petrolio dalle piattaforme della British Petroleum, che ha evocato un vasto interesse affinchè si possano alimentare le nostra case ed i nostri veicoli in maniera sostenibile.
Michael McKubre predisse che le celle a fusione avrebbero alimentato le nostre auto per 4 anni, dopo la prima ricarica, e avrebbero ridotto l'importo delle bollette.
Inoltre è stato descritto come sfruttare il potere d'attrazione che esiste tra due corpi, e un sistema di levitazione che sfida la gravità. Molti ritengono che questa idea selvaggia potrebbe un giorno produrre razzi senza propellenti.
I motori FTL daranno inizio alla Società Spaziale
Questi motori hanno sempre entusiasmato gli esseri umani. Non a caso ci piace Star Trek, Battlestar Galactica e Star Wars. I motori FTL sono necessari a causa delle enormi distanze presenti tra le stelle. Gli astronomi hanno trovato centinaia di pianeti simili alla Terra a 1000 anni luce dalla noi, ma al fine di esplorare questi mondi, dobbiamo rendere umanamente viaggiabili quelle distanze. Gli scienziati ritengono che questo accadrà con astronavi come la 2070s Helm Hyper Drive. Questo bel veicolo può coprire la distanza Terra - Marte in appena 3 ore.

Altre opzioni includono l'utilizzo dell'energia oscura, ossia la forza che sta dietro l'espansione dell'universo, che potrebbe spingere le astronavi ben oltre la velocità della luce. E se gli esseri umani potessero sopravvivere all'estrema accelerazione prodotta da quella che viene chiamata Special relativity Theory system, avrebbero da percorrere i 4,3 anni luce che ci separano da Alpha Centauri, in sole 18 comodissime ore.
Il villaggio Globale aumenta le speranze dell'Umanità
La scelta è stata nostra: formare una partnership globale per prendersi cura della Terra e di ognuno di noi, oppure rischiare la distruzione di tutta l'umanità. Per la prima opzione erano richiesti radicali cambiamenti e un netto miglioramento delle nanotecnologie. L'intelligenza artificiale riuscì a portare questi cambiamenti.
Entro il 2100, gli esseri umani si saranno evoluti da culture litigiose e separate a un tranquillo villaggio globale, utilizzando il 100% dell'energia della Terra.
Ora come ora, tutte le persone godono di una vita apparentemente libera. L'umanità portrà diventare quello che futuristi descrivono come una Civilizzazione di tipo 1, una società lavorante come una sola voce, desiderosa di esplorare il cosmo.
Possono tutti questi eventi diventare realtà quando ci avventureremo verso il futuro? I futuristi realisti dicono di si.
Fonte
L'intelligenza delle macchine che passerà il punto di Singolarità, verso la metà del secolo, abiliterà gli scienziati a
1) produrre corpi durevoli che estenderanno la vita a tempo indeterminato
2) sviluppare nuovi sistemi energetici che renderanno il mondo più efficiente
3) creare motori FTL (faster-than-light travel), consentendo alla nostra specie di diventare una società spaziale
4) formare un villaggio globale, preparando l'umanità ad un'incredibile avventura verso le stelle
Diffusione capillare della Biologia per raggiungere la vita Eterna
L'autore Ray Kurzweil in “La singolarità è vicina” spiega come potrebbe evolvere il corpo umano. I corpi di oggi, la versione ‘1.0’, posseggono delle percentuali di fallimento inaccettabili (più di 50 milioni di persone moriranno nel 2012, per problemi legati all'età). I progressi nelle nanotecnolgie molecolari e nelle biotecnologie, dalla 2012 alla fine del 2030, produrranno una versione più resistente del corpo detta '2 .0', immune a molte, ma non tutte, delle nostre malattie mortali.
Questo ci porterà alla versione '3.0' del nostro corpo. Entro il 2040, le persone inizieranno ad aggiungere parti non-biologiche al loro organismo, incluse cellule sanguigne robotiche, cellule per la riparazione dei tessuti danneggiati, ossa, muscoli e pelle più resistenti; persino nuovi neuroni fatti di nanotubi di carbonio. Questi cambiamenti non avverranno tutti in una volta, ma aumenteranno di frequenza in base alle richieste del mercato (ammesso che esisterà ancora uno, in quegli anni). Entro il 2060, la maggior parte delle persone beneficeranno di un corpo non biologico praticamente immortale.
Anche se un incidente dovesse verificarsi distruttivo, nanorobot guidati da un'intelligenza artificiale del domani provvederebbero rapidamente ad effettuare riparazioni, oppure in casi più drastici, formatterebbero un nuovo corpo inserendo la coscienza originaria del paziente con i ricordi intatti, scongiurando così la morte (in senso lato).
L'energia del XXI secolo
Il desiderio di sostituire i combustibili fossili è stato accelerato da diverse catastrofi, come lo tsunami in Giappone e la fuoriuscita del petrolio dalle piattaforme della British Petroleum, che ha evocato un vasto interesse affinchè si possano alimentare le nostra case ed i nostri veicoli in maniera sostenibile.
Michael McKubre predisse che le celle a fusione avrebbero alimentato le nostre auto per 4 anni, dopo la prima ricarica, e avrebbero ridotto l'importo delle bollette.
Inoltre è stato descritto come sfruttare il potere d'attrazione che esiste tra due corpi, e un sistema di levitazione che sfida la gravità. Molti ritengono che questa idea selvaggia potrebbe un giorno produrre razzi senza propellenti.
I motori FTL daranno inizio alla Società Spaziale
Questi motori hanno sempre entusiasmato gli esseri umani. Non a caso ci piace Star Trek, Battlestar Galactica e Star Wars. I motori FTL sono necessari a causa delle enormi distanze presenti tra le stelle. Gli astronomi hanno trovato centinaia di pianeti simili alla Terra a 1000 anni luce dalla noi, ma al fine di esplorare questi mondi, dobbiamo rendere umanamente viaggiabili quelle distanze. Gli scienziati ritengono che questo accadrà con astronavi come la 2070s Helm Hyper Drive. Questo bel veicolo può coprire la distanza Terra - Marte in appena 3 ore.
Altre opzioni includono l'utilizzo dell'energia oscura, ossia la forza che sta dietro l'espansione dell'universo, che potrebbe spingere le astronavi ben oltre la velocità della luce. E se gli esseri umani potessero sopravvivere all'estrema accelerazione prodotta da quella che viene chiamata Special relativity Theory system, avrebbero da percorrere i 4,3 anni luce che ci separano da Alpha Centauri, in sole 18 comodissime ore.
Il villaggio Globale aumenta le speranze dell'Umanità
La scelta è stata nostra: formare una partnership globale per prendersi cura della Terra e di ognuno di noi, oppure rischiare la distruzione di tutta l'umanità. Per la prima opzione erano richiesti radicali cambiamenti e un netto miglioramento delle nanotecnologie. L'intelligenza artificiale riuscì a portare questi cambiamenti.
Entro il 2100, gli esseri umani si saranno evoluti da culture litigiose e separate a un tranquillo villaggio globale, utilizzando il 100% dell'energia della Terra.
Ora come ora, tutte le persone godono di una vita apparentemente libera. L'umanità portrà diventare quello che futuristi descrivono come una Civilizzazione di tipo 1, una società lavorante come una sola voce, desiderosa di esplorare il cosmo.
Possono tutti questi eventi diventare realtà quando ci avventureremo verso il futuro? I futuristi realisti dicono di si.
Fonte
mercoledì 20 giugno 2012
Nanotubi difettosi aiutano l’energia pulita
Nanotubi di carbonio 'difettosi' si rivelano un'ottima soluzione per sostituire il costoso platino per nuove celle a combustibile e batterie a basso costo. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Nanotechnology, è avvenuta per caso e si deve a un gruppo di ricerca dell'università californiana di Stanford. Le applicazioni potrebbero essere molto importanti nella diffusione su larga scala delle celle a combustibile.
| Nel disegno sono evidenti le pareti danneggiate dei nano tubi (in bianco), che facilitano la formazione dei siti catalitici composti da atomi di ferro (in giallo) e azoto (in rosso) |
Impurità e difetti sulla parete esterna di microtubi di carbonio concentrici (ogni 'tubo' e' costituito da un sottilissimo foglio di carbonio) si rivelano ottimi sostituti del platino utilizzato come catalizzatore per le celle a combustibile, una delle tecnologie più promettenti per la produzione di energia elettrica in maniera "pulita".
''Il platino èun materiale molto costoso - ha spiegato Hongjie Dai, uno dei responsabili dello studio - e quindi una soluzione impraticabile per la commercializzazione su larga scala di questa tecnologia. Lo sviluppo di una alternativa a basso costo e' da molti anni un obiettivo importante per la ricerca''.
Tra le più promettenti alternative a basso costo per il platino, che in questi anni ha registrato un forte incremento di prezzo, sono i nanotubi di carbonio, un foglio arrotolato di carbonio puro, chiamato grafene, con lo spessore di appena un atomo, 10.000 volte piu' sottile di un capello umano. E' noto da tempo che i nanotubi di carbonio sono ottimi conduttori di elettricità, relativamente poco costosi da produrre, ma con una scarsa capacita' catalitica (di interagire e separare gli elettroni dal 'combustibile' per la produzione di energia).
Il gruppo di Stanford ha inoltre verificato che la distruzione parziale della parete esterna dei nanotubi (ottenuta lasciando intatte le pareti interne) migliora l'attivita' catalitica senza interferire con la loro capacità di condurre elettricità. ''Un nanotubo di carbonio tipico ha pochi difetti - ha spiegato Yanguang Li, altro responsabile dello studio - ma i difetti sono in realta' importante per promuovere la formazione di siti catalitici e rendere il nanotubo molto attivo per reazioni catalitiche''. I ricercatori hanno inoltre spiegato di essere arrivati a questa scoperta grazie a un 'fortunato' errore nella realizzazione dei nanotubi.
Fonte
''Il platino èun materiale molto costoso - ha spiegato Hongjie Dai, uno dei responsabili dello studio - e quindi una soluzione impraticabile per la commercializzazione su larga scala di questa tecnologia. Lo sviluppo di una alternativa a basso costo e' da molti anni un obiettivo importante per la ricerca''.
Tra le più promettenti alternative a basso costo per il platino, che in questi anni ha registrato un forte incremento di prezzo, sono i nanotubi di carbonio, un foglio arrotolato di carbonio puro, chiamato grafene, con lo spessore di appena un atomo, 10.000 volte piu' sottile di un capello umano. E' noto da tempo che i nanotubi di carbonio sono ottimi conduttori di elettricità, relativamente poco costosi da produrre, ma con una scarsa capacita' catalitica (di interagire e separare gli elettroni dal 'combustibile' per la produzione di energia).
Il gruppo di Stanford ha inoltre verificato che la distruzione parziale della parete esterna dei nanotubi (ottenuta lasciando intatte le pareti interne) migliora l'attivita' catalitica senza interferire con la loro capacità di condurre elettricità. ''Un nanotubo di carbonio tipico ha pochi difetti - ha spiegato Yanguang Li, altro responsabile dello studio - ma i difetti sono in realta' importante per promuovere la formazione di siti catalitici e rendere il nanotubo molto attivo per reazioni catalitiche''. I ricercatori hanno inoltre spiegato di essere arrivati a questa scoperta grazie a un 'fortunato' errore nella realizzazione dei nanotubi.
Fonte
venerdì 25 maggio 2012
Nanodiamanti per protesi al ginocchio più efficienti
Nanodiamanti per rendere più resistenti e durature protesi per le articolazioni dell’anca e delle ginocchia, in grado anche di prevenire infiammazioni che con le normali protesi metalliche si sviluppano in seguito al rilascio nel corpo di piccoli frammenti, a causa dell’usura da intenso lavoro al quale è sottoposto questo genere di impianto.
I ricercatori dell’Università dell’Alabama a Birmingham hanno studiato come un rivestimento a base di nanodiamanti può aumentare la durata delle protesi a ginocchia e anche, riducendo il rischio di infiammazioni e il dolore negli impianti di articolazioni artificiali. Le scorie metalliche prodotte dalle tradizionali articolazioni artificiali causano infatti infiammazioni e portano a unariduzione dell’osso, con conseguente perdita nella presa dell’articolazione fino a richiedere spesso un secondo intervento.
| Nanodiamante. No, non è un oggetto da regalare alle donne per avere in cambio un rapporto sessuale. |
| Rivestimento in nanodiamanti per protesi artificiali delle articolazioni |
Gli studi ad ora effettuati mostrano che eventuali scorie del nanocoating di nanodiamanti, che possono prodursi a causa dell’intenso attrito cui le giunture articifiali sono esposte, non sono tossiche per le cellule, e se assorbite dai macrofagi non innescano processi infiammatori, come avviene invece per scorie di dimensioni maggiori liberate dagli impianti tradizionali in metallo o con altri rivestimenti polimerici, con seri danni alla durata e alla funzionalità delle protesi. Studi sulla possibile tossicità e sui fenomeni di accumulo di nanoparticelle di diamante di diverse dimensioni negli organi viventi sono attualmente in corso a sostegno della sicurezza delle nuove protesi ortopediche nanotecnologiche.
giovedì 26 aprile 2012
Il vetro idrorepellente
Un nuovo tipo di nano-struttura di vetro può far rimbalzare l'acqua e lo sporco dalla sua superficie. Può garantire la pulizia e prevenire l'appannamento, secondo i ricercatori del MIT. Il materiale potrebbe essere utilizzato per qualsiasi cosa, dai pannelli solari ai futuri parabrezza e persino per i nuovi schermi per gadget.
Fonte
| Le prodezze del MIT |
The superhydrophobic glass shares some properties with the super-waterproof fabric coatingwe learned about this week, and it, too, is a feat of nano-engineering. But instead of a waterproof coating, it earns its special properties through a special etching process. Kyoo-Chul Park, Hyungryul Choi and colleagues drew inspiration from nature, including zebra plants, which contain conical structures that repel water. They developed a method to embed an array of steeply angled cones on the surface of glass.
Fonte
domenica 15 gennaio 2012
Nanoparticelle e zucchero per far fronte ai tumori
Nanocarrier di nanoparticelle di ossido di ferro coperte con destrano, polisaccaride del glucosio (zucchero) , sono in grado di reagire con l’ambiente a pH più basso e acido che contraddistingue molti tumori.
La nuova tecnica che sfrutta i nanocarrier ricoperti di destrano sembra inoltre molto più promettente dell’uso di marcatori che si affidano a coating di proteine che si legano ai recettori cellulari, in quanto solo il 30% dei tumori presenta tali recettori. Mentre la gran parte dei tumori genera un ambiente acido, con cui i nuovi nanocarrier possono interagire per rilevarne la presenza con accuratezza molto più alta, potendo inoltre differenziare già in fase diagnostica forme tumorali maligne in virtù delle alte quantità di acidi che producono alterando fortemente il pH.
Inoltre questo rivestimento può essere applicato a ogni tipo di nanoparticella, in modo che le applicazioni non sono limitate alla risonanza magnetica, ma spaziano fino alle prospettive teranostiche della diagnosi e della terapia combinate. I ricercatori prevedono che da qui a 7-10 anni l’applicazione delle nanoparticelle di ossido di ferro ricoperte di polisaccaride (chitosano) potrà aumentare significativamente l’accuratezza diagnostica dei metodi di screening.
La tecnica, sviluppata presso l’Università della Pennsylvaniadal team di ricerca guidato da Andrew Tsourkas, incrementa l’efficacia della risonanza magnetica come tecnica di imaging e diagnosi della presenza di tumori. I nanocarrier non interagiscono con i tessuti sani, e la copertura di zuccheri fa sì che non vengano assorbiti dalle altre cellule, in modo che una volta svolto il compito, vengono espulsi.
La nuova tecnica che sfrutta i nanocarrier ricoperti di destrano sembra inoltre molto più promettente dell’uso di marcatori che si affidano a coating di proteine che si legano ai recettori cellulari, in quanto solo il 30% dei tumori presenta tali recettori. Mentre la gran parte dei tumori genera un ambiente acido, con cui i nuovi nanocarrier possono interagire per rilevarne la presenza con accuratezza molto più alta, potendo inoltre differenziare già in fase diagnostica forme tumorali maligne in virtù delle alte quantità di acidi che producono alterando fortemente il pH.
Inoltre questo rivestimento può essere applicato a ogni tipo di nanoparticella, in modo che le applicazioni non sono limitate alla risonanza magnetica, ma spaziano fino alle prospettive teranostiche della diagnosi e della terapia combinate. I ricercatori prevedono che da qui a 7-10 anni l’applicazione delle nanoparticelle di ossido di ferro ricoperte di polisaccaride (chitosano) potrà aumentare significativamente l’accuratezza diagnostica dei metodi di screening.
venerdì 6 gennaio 2012
Energia solare nanotech
Una vernice nanotech che fa funzionare i dispositivi domestici trasformando in elettricità la luce esterna. Potrebbe essere un possibile scenario grazie a una vernice a base di nanoparticelle semiconduttrici realizzata a basso costo da ricercatori dell’Università di Notre Dame.
Le nanoparticelle di biossido di titanio ricoperte con solfuro di cadmio nella vernice Sun-Believable possono di fatti trasformare grandi superfici conduttive in celle solari che generano energia elettrica.
La nanotecnologia pone così una freccia in più all’arco delle sue applicazioni per l’energia solare, con celle solari di nuova generazione e soluzioni per ottimizzare gli impianti già esistenti come i prodotti nanotech della linea Aklean di Aktarus Group. Prodotti rinforzanti e autopulenti nella linea Magic Clear aumentano infatti la robustezza dei pannelli negli impianti fotovoltaici, fattore cruciale data l’esposizione in esterno alle intemperie e a possibili urti con corpi contundenti. Rendendo idrorepellenti le superfici se ne facilita inoltre la pulizia e la manutenzione, incrementando la quantità di radiazione solare immagazzinata.
| Nanotech, impressione artistica |
La nanotecnologia pone così una freccia in più all’arco delle sue applicazioni per l’energia solare, con celle solari di nuova generazione e soluzioni per ottimizzare gli impianti già esistenti come i prodotti nanotech della linea Aklean di Aktarus Group. Prodotti rinforzanti e autopulenti nella linea Magic Clear aumentano infatti la robustezza dei pannelli negli impianti fotovoltaici, fattore cruciale data l’esposizione in esterno alle intemperie e a possibili urti con corpi contundenti. Rendendo idrorepellenti le superfici se ne facilita inoltre la pulizia e la manutenzione, incrementando la quantità di radiazione solare immagazzinata.
| Nanotecnologia per incrementare le prestazioni del solare termico e fotovoltaico, come con il bitubo solare NanoSun2 |
NanoSun2 è invece l’applicazione dell’isolante nanotecnologico per eccellenza, l’Aerogel, al solare termico. NanoSun2 è il bitubo termico ideato da Aktarus Group per la connessione del pannello fotovoltaico con l’impianto di riscaldamento dell’acqua termica sanitaria. La robustezza e la resistenza alla compressione del sottile strato di Aerogel che ricopre il cavo di connessione aumenta le prestazioni energetiche dell’impianto, limitando la dispersione termica dell’energia incrementando la resa del sistema di riscaldamento a energia solare, grazie all’aiuto delle nanotecnologie.
mercoledì 4 gennaio 2012
Cotone nanoeletttronico per tessuti intelligenti
Fibre di cotone elettronico grazie a nanocoating di nanoparticelle d’oro. Un gruppo di ricercatori americani, italiani e francesi è riuscito grazie alla nanotecnologia a trasformare le fibre naturali del cotone, di per sé isolante, in un conduttore elettrico.
Ogni fibra di cotone è stata pertanto ricoperta di nanoparticelle d’oro, e in seguito immersa in un sottile strato di uno speciale polimero: il processo, di una semplicità paragonabile alla tintura, aumenta di cento volte la conduttività del cotone, mantenendo inalterate le sue proprietà meccaniche e aumentandone per di più l’elasticità. Un filo di cotone trattato con il nanocoating è stato quindi impiegato per connettere una batteria a un LED, che grazie al circuito in nanocotone è stato così in grado di illuminarsi.
Annalisa Bonfiglio, docente dell’Università di Cagliari coinvolta nel progetto, spiega come la velocità degli elettroni non sia abbastanza elevata da permettere ad esempio di far funzionare un dispositivo Mp3, ma grandi sono le applicazioni possibili nel settore dei sensori e della sicurezza. Abiti che rilevano il battito cardiaco e misurano la traspirazione, tappeti che contano il numero di persone che li calpestano, uniformi per vigili del fuoco in grado di rilevare la presenza di agenti chimici pericolosi o anche tessuti per segnalare la presenza di inquinanti, esplosivi o droghe dalle tracce nell’aria. O anche rivestimenti in edilizia, tappeti e tappezzerie in grado di misurare il livello di umidità e allergeni nell’aria. E le possibilità sono enormi: se si pensa alla quantità di fili e alla naturale rete di interconnessioni presenti nella trama di un tessuto, l’idea di impiegare un nanocotone elettrico apre prospettive strabilianti.
| Esempio di abito intelligente. |
Abiti e tessuti intelligenti esistono già in commercio, ma dotati di cavi e dispositivi elettronici a sé stanti. Lo scopo del team di ricerca era invece rendere elettronico il tessuto stesso, incorporando dispositivi e sensori direttamente nel materiale per dispositivi dalla perfetta vestibilità.
| Circuito batteria-LED realizzato con fibra di nanocotone elettronico. |
domenica 1 gennaio 2012
Nanoparticelle per la diagnosi del Parkinson
Elettrodi ricoperti di nanoparticelle di carbonio sono in grado di individuare livelli di dopamina in campioni di liquidi biologici, al fine di diagnosticare in maniera precoce la presenza didisturbi a carico dell’apparato nervoso come il Parkinson.
La dopamina è infatti un neurotrasmettitore normalmente presente nei fluidi corporei, ma in concentrazioni molto basse che ne rendono difficoltosa l’individuazione, e la cui deficienza è però indice di gravi disturbi del sistema nervoso.
| Elettrodi ricoperti da coating di nanoparticelle di carbonio per rilevare disturbi del sistema nervoso come il Parkinson |
Ricercatori dell’Istituto di Chimica e Fisica dell’Accademia Polacca delle Scienze a Varsaviahanno prodotto un nuovo tipo di elettrodi, che grazie a un coating a base di nanoparticelle di carbonio sono in grado, variando la carica elettrica e la reazione delle sostanze che entrano a contatto, è in grado di determinare la presenza di dopamina, anche in presenza di agenti di disturbo come l’acido urico e ascorbico, o il paracetamolo, che interferiscono nell’individuare la presenza di dopamina con i normali sistemi diagnostici, che sono oltretutto costosi e poco diffusi.
I nuovi elettrodi consistono di molteplici strati alternati di submicroparticelle di silicio, della grandezza tra 100 e 300 nanometri, e di nanoparticelle di carbonio della grandezza di 8-18 nanometri, e possono essere prodotti a basso costo e usati per sostituire gli elettrodi delle attuali strumentazioni in dotazione negli ambulatori. Il nanocoating a base di nanoparticelle di carbonio consente di rilevare la presenza di dopamina, che sotto stimolazione elettrica dei campioni reagisce così in maniera differente, permettendo di separare i segnali di risposta della dopamina, in genere mascherata da quelli delle altre sostanze presenti. I ricercatori sono al lavoro per affinare ulteriore la sensibilità dei nuovi elettrodi coperti di nanoparticelle, che potrebbero rivelarsi un ottimo strumento per la diagnosi precoce di disturbi degenerativi come il Parkinson.
mercoledì 28 dicembre 2011
Se il grafene incontra l’idrogeno
Vi ricordate dell’idrogeno? Fino a qualche tempo fa era un argomento che riempiva le pagine dei giornali, e sembrava rappresentare la promessa per una terza rivoluzione industriale. Le potenzialità rimangono, ma i limiti tecnici per renderlo efficiente come vettore energetico pulito sono ancora notevoli, primo fra tutti lo stoccaggio.
Valentina Tozzini e Vittorio Pellegrini (rispettivamente del laboratorio Nest dell’Istituto Nanoscienze del Cnr e della Scuola Normale Superiore di Pisa) propongono però una soluzione: dei fogli di grafene stropicciati.
Stando alla loro ricerca, pubblicata sulla rivista Journal of Physical Chemistry, si può indurre il grafene ad assorbire e rilasciare idrogeno controllandone il corrugamento. Attualmente, infatti, i processi di immagazzinamento e rilascio del gas richiedono pressioni e temperature molto elevate, con un alto dispendio energetico e con costi ben poco concorrenziali. Riuscendo a controllare il corrugamento del grafene si potrebbe rilasciare l’idrogeno anche in condizioni ambientali normali.
Utilizzare il grafene per questi scopi è una strada del tutto nuova. È un materiale estremamente versatile, formato da un solo strato di atomi di carbonio disposti in una sorta di alveare. Le simulazioni computerizzate dei due ricercatori indicano che se viene compresso uno strato si formano delle ondulazioni particolari, dove l’idrogeno aderisce chimicamente. Si formano cioè delle creste e delle onde, che mosse (“stropicciando” il grafene) provocano il rilascio dell’idrogeno.
“L’idrogeno ha una forte affinità per le zone convesse del grafene e molto poca per quelle concave”, spiega Valentia Tozzini. “Questo accade perché l’energia del legame è proporzionale alla curvatura del reticolo atomico”. In parole povere in alcuni punti si attacca e in altri no. A quel punto è un po’ come scuotere un tappeto per far andar via la polvere. Sostituite la polvere con l’idrogeno e il tappeto con uno strato di grafene e avrete un’idea del meccanismo.
Finora il tutto rimane teoria, ma passare dalla simulazione a uno strumento concreto non sembra essere utopistico. “La realizzazione di dispositivo è vincolata da molti requisiti ingegneristici che abbiamo appena cominciato a esplorare, ma le simulazioni di questo studio ci dicono che la strada è percorribile”, dichiara Vittorio Pellegrini.
Fonte
Di Davide Ludovisi
| Impressione artistica pessimistica -soggettiva- di una "Third Industrial Revolution" |
Stando alla loro ricerca, pubblicata sulla rivista Journal of Physical Chemistry, si può indurre il grafene ad assorbire e rilasciare idrogeno controllandone il corrugamento. Attualmente, infatti, i processi di immagazzinamento e rilascio del gas richiedono pressioni e temperature molto elevate, con un alto dispendio energetico e con costi ben poco concorrenziali. Riuscendo a controllare il corrugamento del grafene si potrebbe rilasciare l’idrogeno anche in condizioni ambientali normali.
Utilizzare il grafene per questi scopi è una strada del tutto nuova. È un materiale estremamente versatile, formato da un solo strato di atomi di carbonio disposti in una sorta di alveare. Le simulazioni computerizzate dei due ricercatori indicano che se viene compresso uno strato si formano delle ondulazioni particolari, dove l’idrogeno aderisce chimicamente. Si formano cioè delle creste e delle onde, che mosse (“stropicciando” il grafene) provocano il rilascio dell’idrogeno.
“L’idrogeno ha una forte affinità per le zone convesse del grafene e molto poca per quelle concave”, spiega Valentia Tozzini. “Questo accade perché l’energia del legame è proporzionale alla curvatura del reticolo atomico”. In parole povere in alcuni punti si attacca e in altri no. A quel punto è un po’ come scuotere un tappeto per far andar via la polvere. Sostituite la polvere con l’idrogeno e il tappeto con uno strato di grafene e avrete un’idea del meccanismo.
Finora il tutto rimane teoria, ma passare dalla simulazione a uno strumento concreto non sembra essere utopistico. “La realizzazione di dispositivo è vincolata da molti requisiti ingegneristici che abbiamo appena cominciato a esplorare, ma le simulazioni di questo studio ci dicono che la strada è percorribile”, dichiara Vittorio Pellegrini.
Fonte
Di Davide Ludovisi
Articoli correlati
- http://erafutura.blogspot.com/2011/10/amaro.html
- http://erafutura.blogspot.com/2011/06/lera-del-grafene.html
- http://erafutura.blogspot.com/2011/10/una-giornata-fatta-di-vetro-o-di.html
Altro, correlato alla Terza Rivoluzione Industriale:
domenica 27 novembre 2011
Nanoparticelle e Nanomedicina
Dalla frase del fisico Richard Feynman, ‘C’è molto spazio ancora là in fondo’, che nel ’59 infuse l’idea che si potesse comprendere molto dallo studio della materia su scala molto ridotta, quale strada hanno fatto a oggi le Nanotecnologie? Diamo uno sguardo con Alberto Diaspro,Direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’Istituto Italiano di Tecnologia, sunanoparticelle e nanomedicina.
Servono allora però non solo i metodi per produrre le nanoparticelle, ma anche le metodologie per osservarne il percorso nel corpo umano, per seguirle, localizzarle e comprendere tutti i loro effetti.
Fonte
| Nanoparticelle d'oro |
“Un aspetto interessante oggi è la progettazione e la realizzazione di nanoparticelle, da cui è possibile sviluppare una serie di applicazioni. A partire da un blocchetto di materiale, ad esempio oro o silicio, siamo in grado di produrre particelle di 2, 5 o 7 nanometri che posseggono proprietà peculiari dai molti impieghi. A seconda del materiale, possiamo pensare a 3 scenari interessanti nel settore salute: grazie al fatto di essere molto piccole, le nanoparticelle vengono inglobate nelle cellule che compongono organi e tessuti senza particolari stress, potendo così veicolare farmac iall’interno della cellula in modo particolarmente mirato. Grazie a riconoscitori di bersaglio di cui le nanoparticelle sono dotate, esse possono attaccarsi a zone specifiche dove rilasciano il farmaco con modalità diverse a seconda di come questo è stato caricato.
Le nanoparticelle in diagnostica possono anche essere utilizzate come sonda, sono piccole ma se illuminate, sottoposte a un campo magnetico o a una certa radiazione, tendono a farsi localizzare. Quindi se intorno alla nanoparticella metto un riconoscitore di cellule in stato degenerativo, tumorali ad esempio, posso localizzarle con precisione estrema rilevando il segnale dalla nanoparticella stessa.
Infine posso anche utilizzarle per avviare nuovi processi terapici, usandole come agente terapeutico ad azione diretta: legate alla zona tumorale, posso innescare una reazione sfruttando la risposta alla radiazione o agli altri metodi scelti per interagire con le nanoparticelle. Se si tratta di microonde, ad esempio, le nanoparticelle rispondono scaldandosi moltissimo e distruggendo la zona tumorale intorno”.
Servono allora però non solo i metodi per produrre le nanoparticelle, ma anche le metodologie per osservarne il percorso nel corpo umano, per seguirle, localizzarle e comprendere tutti i loro effetti.
“E’ una conoscenza che mette a disposizione della società strumenti estremamente potenti, e d’altra parte da moltissimi anni inglobiamo nanoparticelle, contenute nel pulviscolo atmosferico o nei cosmetici, o aggiunte agli yogurt per farne diventare più bianco il colore. E’ allora importante capire dove queste nanoparticelle vanno a depositarsi nell’organismo, se si accumulano, e accumulandosi che potenziale danno o invece quali benefici possono produrre, e molto si lavora alla standardizzazione nella generazione e classificazione delle nanoparticelle, un lavoro impegnativo in quanto ne nascono di nuove ogni giorno”.
Fonte
venerdì 18 novembre 2011
Buckypaper, nuova carta in nanotubi
Una nanocarta in nanotubi di carbonio a singola parete, Buckypaper è un nuovo nanomateriale frutto della ricerca dell’High-Performance Materials Institute in Florida, un film sottile dall’elevata robustezza ed estremamente leggero dalle molteplici applicazioni: mobilità, dispositivi elettrici ed elettronici, gestione dell’energia, tessuti intelligenti e medicale.
Eolico più leggero e con resa energetica maggiore, riduzione dei consumi di carburante degli aerei grazie a velivoli più leggeri e sicuri, protetti dall’attaco dei fulmini. Serbatoi di carburante per automobili più performanti, piccoli e meno ingombranti, senza necessità di batterie di alimentazione e con autonomia superiore. E fino alla produzione di avveniristici fogli elettronici, sottili come carta ma con le stesse funzionalità di un iPad, o abiti e schermi sottili intelligenti per impieghi in diagnostica e nel settore medicale. Nanocarta per un futuro stupefacente e sostenibile.
I nanotubi di carbonio a singola parete sono strutture nanometriche consistenti in un foglio monoatomico di carbonio, arrotolato su se stesso a formare strutture cilindriche cave internamente. I nanotubi possono essere organizzati per ottenere particolari proprietà, qualiforza, conduttività elettrica, dissipazione di calore, proprietà possedute dalla nuova nanocarta, fino a 250 volte più forte dell’acciaio ma 10 volte più leggera, e le cui applicazioni possibili sono illustrate in questo video.
lunedì 31 ottobre 2011
Fogli di Grafene da appallottolare
Accartocciare pallottole di Grafene come si fa con la carta straccia. Non è per disperazione che gli scienziati della Northwestern University hanno maltrattato così fogli del nanomaterialesuperstar, bensì in quanto, proprio ispirandosi a un cestino pieno di fogli di carta appallottolati, hanno scoperto che ‘appallottolando’ il nanomateriale è possibile abbassarne i costi di produzione su scala industriale mantenendone l’alta conduttività elettrica.
Le nanopallottole di grafene possono infatti anche accorparsi in una struttura molto serrata, ma grazie all’appallottolamento mantengonop l’elevata area superficiale che si annulla invece nell’unione in fogli, e ciò mantiene le eccezionali proprietà elettriche di cui il grafene gode. Con il vantaggio di poter essere prodotto con costi minori ed essere meglio utilizzabile in applicazioni per generazione e stoccaggio di energia che richiedono grandi quantità del nanomateriale.
| Grafene appallottolato mantiene l'elevata conduttività elettrica con minori costi di produzione |
Approfondimenti:
sabato 29 ottobre 2011
Nanoparticelle rilevano meningite
Le nanoparticelle hanno la capacità di interagire con virus, batteri e altri organismi patogeni, come quelli che causano la Meningite, accelerandone la crescita e agevolando in tal modo ladiagnosi precoce in caso di infezione.
La ricerca ha infatti dimostrato come colonie di N. Meningitidis a cui erano state aggiunte lenanoparticelle abbiano proliferato molto più in fretta, e questo potrebbe essere impiegato per sviluppare tecniche di diagnosi precoce per agenti patogeni con tassi di crescita normalmente lenti. Le cellule di cui sono composti gli organismi viventi sono dell’ordine dei 10 nanometri, mentre le più piccole proteine misurano circa 5 nanometri. Le nanoparticelle possono in tal modo essere impiegate come ottimali strumenti diagnostici per interagire con questo nanomondo e con virus, batteri e altri micro organismi, senza creare interferenze indesiderate.
L’interazione delle nanoparticelle con i microbi, osservata nei laboratori indiani, può essere ricondotta alle peculiari caratteristiche chimiche e fisiche legate alla maggiore area superficiale posseduta dalle nanoparticelle. Caratteristiche che occore ora studiare e approfondire, per capire se i nanomateriali alterino in qualche modo il metabolismo dei microbi o portino a mutazioni di qualche natura. Tutto ciò prima di poter pensare a un futuro impiego e a una commercializzazione per la diagnosi precoce delle nanoparticelle.
| Crescita cellulare di N. Meningitidis accelerata con nanoparticelle |
Mentre erano già note le proprietà antibatteriche di alcune nanoparticelle, ad esempio quelle d’argento, i risultati del nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori indiani mostra nuove proprietà delle nanomolecole, nello specifico lavorando con Biossido di Titanio (TiO2), nanotubi di carbonio (CNT) e nanotubi di carbonio attivato (ac-CNTs), che funzionano invece da ottimi fattori di crescita per colture batteriche.
La ricerca ha infatti dimostrato come colonie di N. Meningitidis a cui erano state aggiunte lenanoparticelle abbiano proliferato molto più in fretta, e questo potrebbe essere impiegato per sviluppare tecniche di diagnosi precoce per agenti patogeni con tassi di crescita normalmente lenti. Le cellule di cui sono composti gli organismi viventi sono dell’ordine dei 10 nanometri, mentre le più piccole proteine misurano circa 5 nanometri. Le nanoparticelle possono in tal modo essere impiegate come ottimali strumenti diagnostici per interagire con questo nanomondo e con virus, batteri e altri micro organismi, senza creare interferenze indesiderate.
L’interazione delle nanoparticelle con i microbi, osservata nei laboratori indiani, può essere ricondotta alle peculiari caratteristiche chimiche e fisiche legate alla maggiore area superficiale posseduta dalle nanoparticelle. Caratteristiche che occore ora studiare e approfondire, per capire se i nanomateriali alterino in qualche modo il metabolismo dei microbi o portino a mutazioni di qualche natura. Tutto ciò prima di poter pensare a un futuro impiego e a una commercializzazione per la diagnosi precoce delle nanoparticelle.
domenica 23 ottobre 2011
Obama chiama a sostegno delle Nanotecnologie
Il governo Obama ha lanciato a fine giugno un programma di sostegno per lo sviluppo delle Nanotecnologie, e in generale per dare un importante contributo e spingere le tecnologie emergenti, creando competitività e opportunità lavorative di alto profilo.
Al fine ha rivolto un chiaro appello a Governo Federale, Industria e Università in tutto il Paese per convenire a uno sforzo congiunto e premiante, che inneschi una sorta di Rinascimento tecnologico industrialeche nutra le capacità competitive del Paese.
Con un budget d’avvio di 500 milioni di dollari, l’Advanced Manufacturing Partnership (AMP) sosterrà le tecnologie informatiche, le biotecnologie e le nanotecnologie, prefiggendosi alcuni goal principali:
In passato il forte sostegno del governo statunitense allo sviluppo industriale e tecnologico ha già dato prova della sua efficacia in comparti come la telefonia, l’aeromotive e il web. L’intento è adesso quello di accelerare le capacità di sviluppo tecnologico e di impiego di materiali innovativi, innalzandone la qualità e abbassando i costi. E soprattutto accorciando i tempi di passaggio dalla ricerca alla produzione, oltre a consentire l’accesso a un mercato come quello del nanotech anche a realtà minori, che possano con il loro contributo allargare il bacino di innovazione che alimenta la crescita delle nanotecnologie.
Con un budget d’avvio di 500 milioni di dollari, l’Advanced Manufacturing Partnership (AMP) sosterrà le tecnologie informatiche, le biotecnologie e le nanotecnologie, prefiggendosi alcuni goal principali:
- Rafforzamento delle potenzialità industriali interne nella bio-industria, energie alternative, sviluppo di batterie ad alte prestazioni, materiali composti avanzati.
- Dimezzare i tempi di sviluppo di nuovi materiali e nanomateriali riducendo significativamente i costi industriali correlati, per creare nuovi filoni industriali allo stesso modo in cui l’industria del silicio promosse l’informatica.
- Sviluppo di progetti nell’ambito della robotica che pongano gli Stati Uniti alla guida del comparto, per applicazioni nel medicale, nella sicurezza industriale, nella difesa e nell’aerospazio.
- Sviluppo di procedure industriali ad alta efficienza energetica, anche grazie all’impiego di nuovi materiali, per tagliare i costi produttivi e i consumi energetici.
In passato il forte sostegno del governo statunitense allo sviluppo industriale e tecnologico ha già dato prova della sua efficacia in comparti come la telefonia, l’aeromotive e il web. L’intento è adesso quello di accelerare le capacità di sviluppo tecnologico e di impiego di materiali innovativi, innalzandone la qualità e abbassando i costi. E soprattutto accorciando i tempi di passaggio dalla ricerca alla produzione, oltre a consentire l’accesso a un mercato come quello del nanotech anche a realtà minori, che possano con il loro contributo allargare il bacino di innovazione che alimenta la crescita delle nanotecnologie.
giovedì 13 ottobre 2011
Nanotecnologia appiccicosa, sulle orme del geco
Una struttura di nanofilamenti fittamente ramificati che imita le estremità appiccicose del geco è stata ricreata da Isabel Rodriguez presso l’A*STAR Institute di Ricerca e Ingegneria dei Materiali, in collaborazione con ricercatori alla Nanyang Technological University di Singapore.
La capacità di camminare sui muri e perfino sui soffitti che contraddistingue i gechi vantava già infatti numerosi tentativi di emulazione.
L’adesività ‘a secco’ dei polpastrelli del geco non è infatti dovuta a particolari sostanze, ma ai milioni di microscopici peli che li ricoprono, ognuno dei quali a sua volta presenta una struttura gerarchica ramificata di sottofibre multiple, che a loro volta si ramificano in centinaia di nanofibre dal diametro compreso fra 100 e 200 nanometri. Queste diventano più flessibili e adattabili alla conformazione delle superfici a mano a mano che si assottigliano. Il risultato di tale nanostruttura è un’elevatissima area superficiale, che assicura una presa tenace al geco.
Il gruppo di lavoro è riuscito a ricreare la superficie nanofilamentosa utilizzando una sorta di stampo in lamina di alluminio nel quale era stata riprodotta una fitta ramificazione di nanopori, grazie a una tecnica di anodizzazione. Lo stampo è stato quindi utilizzato per riprodurre la nanostruttura di filamenti in fogli di policarbonato, grazie a una tecnica dinanostampa relativamente semplice ed economica, prospettando ampie possibilità per la fabbricazione a bassi costi industriali di nanomateriali appiccicosi ispirati al geco e alla sua nanoadesività.
Fonte
| Un simpaticissimo Geco verde |
L’adesività ‘a secco’ dei polpastrelli del geco non è infatti dovuta a particolari sostanze, ma ai milioni di microscopici peli che li ricoprono, ognuno dei quali a sua volta presenta una struttura gerarchica ramificata di sottofibre multiple, che a loro volta si ramificano in centinaia di nanofibre dal diametro compreso fra 100 e 200 nanometri. Queste diventano più flessibili e adattabili alla conformazione delle superfici a mano a mano che si assottigliano. Il risultato di tale nanostruttura è un’elevatissima area superficiale, che assicura una presa tenace al geco.
Il gruppo di lavoro è riuscito a ricreare la superficie nanofilamentosa utilizzando una sorta di stampo in lamina di alluminio nel quale era stata riprodotta una fitta ramificazione di nanopori, grazie a una tecnica di anodizzazione. Lo stampo è stato quindi utilizzato per riprodurre la nanostruttura di filamenti in fogli di policarbonato, grazie a una tecnica dinanostampa relativamente semplice ed economica, prospettando ampie possibilità per la fabbricazione a bassi costi industriali di nanomateriali appiccicosi ispirati al geco e alla sua nanoadesività.
| Nanofilamenti grazie ai quali le dita dei gechi fanno presa sui muri |
da
martedì 4 ottobre 2011
Edilizia nanotech al Made Expo 2011 con Aktarus Group
Nanotecnologia fra architettura, design ed edilizia, Aktarus Group parteciperà al prossimo Made Expo 2011, la fiera internazionale dell’edilizia che si terrà fra il 5 e l’8 ottobre al Nuovo Polo Fiera Milano di Rho.
Nanotecnologia al MadeExpo, segnali di futuro nell’avvenire dell’edilizia, l’appuntamento con il salone dell’Architettura e con Aktarus Group è dal 5 all’8 Ottobre, Nuovo Polo Fiera Milano a RhoFonte
Aktarus Group, uno dei motivi per essere fieri d'essere italiani.
Aktarus Group sarà tra le centinaia di espositori a portare le ultime novità nanotecnologiche per l’edilizia agli oltre 240.000 visitatori e professionisti del settore attesi. Saranno presenti anche le principali associazioni di categoria e il mondo della Ricerca, che con le aziende daranno vita a seminari e workshop sulle nuove tecnologie e sull’innovazione in architettura, per un mondo che vuole nuove energie, nuove idee e stimoli nuovi per uscire da una crisi che negli anni passati ha messo a dura prova il mercato immobiliare.
Made Expo, segnali e certezze nanotech per l’edilizia del futuro, proprio grazie anche a nuove tecnologie e nuovi materiali per costruire edifici intelligenti: nanomateriali leggeri e più resistenti dell’acciaio, nanocoating e trattamenti superficiali anti muffa, anti ruggine, protettivi e isolanti, come la gamma di vernici nanotech Nansulate, per pareti, soffitti e per tutte le superfici e materiali da costruzione, vetro, legno, ferro e materie plastiche. E ancora le strabilianti proprietà di isolamento termico nanotech dell’Aerogel, il materiale nanoporoso lavorato in sottili materassini isolanti da Aktarus Group, per applicazioni a tutte le temperature.
Edilizia e Nanotecnologia significa anche sostenibilità nelle costruzioni, efficienza energetica e nuove applicazioni del solare termico, come il bitubo solare nanotecnologico NanoSun2 di Aktarus Group, pensato per la connessione del pannello solare con la vasca di raccolta dell’acqua calda, sottile, di facile installazione e resistente grazie al rivestimento in guaina di Pvc rinforzata connanoparticelle di TiO2. E per finire con i trattamenti idrorepellenti per vetri, ceramica, granito e tessuti AKlean, che trattano i materiali con l’azione dellenanoparticelle: risultato, riduzione dei tempi di pulizia del 90% grazie a vetri autopulenti e più resistenti a graffi e abrasioni.
Made Expo, segnali e certezze nanotech per l’edilizia del futuro, proprio grazie anche a nuove tecnologie e nuovi materiali per costruire edifici intelligenti: nanomateriali leggeri e più resistenti dell’acciaio, nanocoating e trattamenti superficiali anti muffa, anti ruggine, protettivi e isolanti, come la gamma di vernici nanotech Nansulate, per pareti, soffitti e per tutte le superfici e materiali da costruzione, vetro, legno, ferro e materie plastiche. E ancora le strabilianti proprietà di isolamento termico nanotech dell’Aerogel, il materiale nanoporoso lavorato in sottili materassini isolanti da Aktarus Group, per applicazioni a tutte le temperature.
Edilizia e Nanotecnologia significa anche sostenibilità nelle costruzioni, efficienza energetica e nuove applicazioni del solare termico, come il bitubo solare nanotecnologico NanoSun2 di Aktarus Group, pensato per la connessione del pannello solare con la vasca di raccolta dell’acqua calda, sottile, di facile installazione e resistente grazie al rivestimento in guaina di Pvc rinforzata connanoparticelle di TiO2. E per finire con i trattamenti idrorepellenti per vetri, ceramica, granito e tessuti AKlean, che trattano i materiali con l’azione dellenanoparticelle: risultato, riduzione dei tempi di pulizia del 90% grazie a vetri autopulenti e più resistenti a graffi e abrasioni.
Nanotecnologia al MadeExpo, segnali di futuro nell’avvenire dell’edilizia, l’appuntamento con il salone dell’Architettura e con Aktarus Group è dal 5 all’8 Ottobre, Nuovo Polo Fiera Milano a RhoFonte
Aktarus Group, uno dei motivi per essere fieri d'essere italiani.
giovedì 8 settembre 2011
Ciclismo sempre più nanotech
Fantascienza? A partire dal fatto che la fantascienza sui libri di ieri, può essere -molte volte- la scienza del domani, qui si tratta solo di progresso.
Nanotecnologia a tutta velocità, con i trattamenti nanotecnologici, lubrificanti ecere protettive per la bicicletta di Dieci-9, la nuova linea di prodotti nanotecnologici per lo sport sviluppata da Aktarus Group, ma anche con nuovi prodotti per il comfort della pedalata che arrivano sul mercato. Un nuovo nanocoating idrorepellenteprodotto dall’inglese P2i è stato scelto per il trattamento della nuova linea di calzature sportive Teva Links studiate per gli amanti della Mountain Bike, aumentando la confortevolezza della scarpa riducendo al minimo la quantità d’acqua assorbita dalla calzatura.
La ion-mask™ Technology del rivestimento nanotecnologico provvede a rivestire tutte le parti della scarpa, lacci inclusi, con un polimero nanotecnologico che rende totalmente idrorepellenti tutte le sue componenti: l’acqua scivola via senza impregnare più la scarpa, ma senza impedire la traspirazione. Divertimento e sport nanotech, il mondo del ciclismo gode sempre più dei benefici effetti di nanoparticellee nanotrattamenti, dopo i lubrificanti nanomolecolari ad altissime prestazioni AK1-Plus Cycle e le cere AK1-TCycle per la manutenzione della bicicletta, che donano alta protezione da raggi UV, agenti esterni e graffi ma aumentano anche le prestazioni in corsa diminuendo la resistenza e l’attrito del veicolo.
Niente più scarpe fradice dopo una corsa in bicicletta sotto la pioggia, alleviando il problema delle condizioni in cui si trova il piede durante l’attività fisica, e non solo per il ciclismo: i nuovi prodotti nanotecnologici per lo sport di Dieci-9 e la linea di scarpe per lo sport nanotech sono l’inizio delle applicazioni nanotecnologiche negli sport all’aria aperta, e prospettano possibili applicazioni per ogni altro genere di sport all’aperto.
E come dice un libro, precisamente quello intitolato "Il nanomondo che verrà", siamo solo agli inizi delle nanotecnologie! Sono molte le sorprese che ci riserveranno in futuro.
Fonte
Nanotecnologia a tutta velocità, con i trattamenti nanotecnologici, lubrificanti ecere protettive per la bicicletta di Dieci-9, la nuova linea di prodotti nanotecnologici per lo sport sviluppata da Aktarus Group, ma anche con nuovi prodotti per il comfort della pedalata che arrivano sul mercato. Un nuovo nanocoating idrorepellenteprodotto dall’inglese P2i è stato scelto per il trattamento della nuova linea di calzature sportive Teva Links studiate per gli amanti della Mountain Bike, aumentando la confortevolezza della scarpa riducendo al minimo la quantità d’acqua assorbita dalla calzatura.
La ion-mask™ Technology del rivestimento nanotecnologico provvede a rivestire tutte le parti della scarpa, lacci inclusi, con un polimero nanotecnologico che rende totalmente idrorepellenti tutte le sue componenti: l’acqua scivola via senza impregnare più la scarpa, ma senza impedire la traspirazione. Divertimento e sport nanotech, il mondo del ciclismo gode sempre più dei benefici effetti di nanoparticellee nanotrattamenti, dopo i lubrificanti nanomolecolari ad altissime prestazioni AK1-Plus Cycle e le cere AK1-TCycle per la manutenzione della bicicletta, che donano alta protezione da raggi UV, agenti esterni e graffi ma aumentano anche le prestazioni in corsa diminuendo la resistenza e l’attrito del veicolo.
Niente più scarpe fradice dopo una corsa in bicicletta sotto la pioggia, alleviando il problema delle condizioni in cui si trova il piede durante l’attività fisica, e non solo per il ciclismo: i nuovi prodotti nanotecnologici per lo sport di Dieci-9 e la linea di scarpe per lo sport nanotech sono l’inizio delle applicazioni nanotecnologiche negli sport all’aria aperta, e prospettano possibili applicazioni per ogni altro genere di sport all’aperto.
Spazio alla dimostrazione:
E come dice un libro, precisamente quello intitolato "Il nanomondo che verrà", siamo solo agli inizi delle nanotecnologie! Sono molte le sorprese che ci riserveranno in futuro.
Fonte
da
Iscriviti a:
Post (Atom)