domenica 17 luglio 2011

Preview libro: Link, la scienza delle reti

Che cos'hanno in comune l'opera di evangelizzazione di Paolo di Tarso, l'oscuro attacco via e-mail di un pirata informatico, il dilagare di un'epidemia virale, l'altalena dei mercati azionari, la repentina diffusione di un blackout lungo la rete elettrica, la rete terroristica di al Qaeda?

Libro posseduto (foto amatoriale)



Trama:
Se siete tentati di rispondere «niente», Link. La scienza delle reti è il libro che fa per voi. Perché tutti i sistemi complessi che abbiamo appena elencato sono governati da leggi comuni che derivano dalla teoria delle reti. E dietro l'architettura visibile fatta di vertici e spigoli, hub e link, si nascondono strutture matematiche il cui studio, avviato da Eulero nel XVIII secolo, ha ricevuto uno straordinario impulso a metà del Novecento dal lavoro di Paul Erdo´´s e Alfréd Rényi.Negli ultimi anni, poi, la moderna teoria delle reti ha compiuto ulteriori progressi grazie ad Albert-László Barabási, professore di fisica alla Notre-Dame University, e a un manipolo di giovanissimi studenti, che ne hanno ricostituito i fondamenti. In Link, Barabási spoglia i sistemi complessi delle sovrastrutture di cui li ammantiamo - siano esse sociali, culturali, funzionali - e li studia nella loro essenza. Che è costituita da «nodi» (le persone, i computer, le proteine) e da «link», le interazioni che si istituiscono tra i nodi di ciascun sistema.
Partendo da questo spunto e dal pionieristico lavoro di Leonhard Euler sui grafi, di Erdo´´s e Rényi sulle reti casuali e di Vilfredo Pareto sulle leggi di potenza, lo scienziato ungherese svela alcuni dei più intimi segreti delle reti reali: l'incredibile somiglianza che le lega, le regole con cui nuovi nodi tendono a creare link con quelli già presenti, il fragile ruolo degli hub, i nodi con più link, quelli che costituiscono la vera struttura portante, la colonna vertebrale di una rete.
E questi segreti li racconta con la grazia di un romanzo, con l'aiuto di un repertorio aneddotico degno di un grande narratore. Una storia su tutte, che prende il via da Sei gradi di separazione, la commedia di Fred Schepisi tratta da un lavoro
teatrale di John Guare, secondo la quale chiunque può raggiungere qualsiasi altra persona sul pianeta in soli sei «passaggi». Nel 1994 tre studenti dell'Albright College di Reading, in Pennsylvania, trovarono che Kevin Bacon, celebre attore hollywoodiano, poteva essere facilmente collegato a qualsiasi altro attore in pochi passaggi, per l'altissimo numero di film che ha interpretato.
Bacon, nella lingua di Barabási, è un hub nella rete degli attori. Pochi mesi dopo, Glen Wasson e Brett Tjaden, dell'Università della Virginia, sfruttando l'Internet Movie Database, hanno creato un sito, l'Oracle of Bacon at Virginia, dove si possono cercare link tra due attori qualsiasi. Provateci. All'indirizzo http://www.cs.virginia.edu/oracle/star_links.html, non farete fatica a scoprire che la stragrande maggioranza degli attori è separata da non più di tre link. Perfino Totò e Brad Pitt: entrambi hanno fatto un film con Vittorio Gassman...
Il pregio di Barabási è che riesce a far capire a chiunque perché, nei prossimi anni, la teoria delle reti avrà un'importanza sempre più decisiva. In un mondo iperconnesso come il nostro, sapere quali sono i punti deboli di una rete permetterà di usare con maggiore efficacia le risorse per proteggerla. Le reti da cui siamo circondati, infatti, sono piuttosto robuste rispetto ai guasti. È difficile che il crollo di pochi server a caso su Internet provochi sconquassi, così come di solito una mutazione casuale di un gene non uccide la cellula. Le nostre reti, però, sono tremendamente fragili rispetto agli attacchi mirati. Basta mandare in crisi qualche centinaio di hub ben selezionati su Internet per sfaldarne completamente il tessuto. Oppure è sufficiente che chiudano Heathrow, Francoforte e Parigi perché vada in crisi tutto il traffico aereo europeo.
Una lettura illuminante, che porta la teoria delle reti nel quotidiano di tutti noi.

Curiosità sull'autore

Albert Làszlò Baràbasi

“Oggi siamo ossessionati da Facebook, da MySpace, da Twitter e trascorriamo il tempo a divorare voracemente i pensieri, i commenti e le immagini dei nostri amici.

Provate a immaginare una nuova generazione di social network che non gioca con il passato, ma ti permette di sbirciare nel nostro futuro.

Dimenticate il concetto di “a cosa stai pensando?” e concentratevi sugli eventi che devono ancora accadere. Se credete che Twitter e Facebook creino dipendenza, pensate a cosa potrebbe portare la possibilità di prevedere il futuro”.

Sono le parole di Albert László Barabàsi, che il 30 giugno, ha ricevuto a Torino il prestigioso Premio Lagrange – Fondazione CRT 2011 per un valore  50.000 €.
Fisico ungherese (di origine romena e con passaporto statunitense), direttore del Centro di Ricerca per le Reti Complesse alla Northeastern University di Boston è autore di alcuni tra i saggi più brillanti e gli studi più innovativi nel campo della scienza dei sistemi complessi, riceverà di persona il prestigioso riconoscimento giovedì 30 giugnoalle ore 18, durante la cerimonia di consegna organizzata al Teatro Vittoria di via Antonio Gramsci 4, a Torino.
Nato il 30 marzo 1967 nel villaggio di Cârţa, ai confini orientali della Transilvania, Barabàsi è stato negli anni ’90 un enfant prodige della ricerca internazionale, ottenendo a trentadue anni la cattedra di scienze intitolata a Emil T. Hofman presso la University of Notre Dame, in Indiana. Nel 2007 si è trasferito alla Northeastern University, dove oggi è alla guida del Centro di Ricerca per le Reti Complesse. Collabora con il Dipartimento di Medicina della Scuola di Medicina di Harvard ed è membro del Centro di Biologia dei Sistemi Tumorali presso il Dana Farber Cancer Institute.
Famoso per il suo approccio innovativo e trasversale, nel quale lo studio della fisica si sposa liberamente con altri settori della ricerca scientifica e umanistica – dalla biologia molecolare, all’informatica, al comportamento umano – Barabàsi ha più volte sorpreso il mondo accademico con i suoi studi. A partire dalle prime ricerche del 1999 sul World Wide Web, che lo portarono a concludere che Internet non era un network “connesso casualmente” e a formulare la teoria delle reti a invarianza di scala, per arrivare fino ai recenti studi sulla mobilità umana e sulla possibilità di prevedere rotte e spostamenti grazie alle tracce lasciate da telefonini e altri devicetecnologici. Non a caso, il suo carnet vanta numerosi riconoscimenti, spesso legati a differenti discipline: dal FEBS Anniversary Prize for Systems Biology, ricevuto nel 2005 dalla Federazione delle Società Biochimiche Europee (Barabàsi scoprì che le reti a invarianza di scala si applicano anche ai sistemi metabolici e cellulari), al NEC Computers and Communication Award del 2008, per i meriti ottenuti nel campo della scienza informatica e dei computer.
All’attività di ricerca, Barabàsi accompagna quella di divulgatore. Sia attraverso pubblicazioni su riviste specializzate, che in libreria. Due suoi saggi – tradotti entrambi in Italia da Einaudi – sono annoverati tra i testi chiave nell’analisi delle reti complesse in ottica moderna. In Link. La scienza delle reti (2004), lo scienziato ha diffuso al grande pubblico le teorie più recenti e i principi dello studio del sistema dei network; nel più recente Lampi. La trama nascosta che guida la nostra vita (2011) ha invece proposto una teoria rivoluzionaria, secondo cui – proprio grazie all’ingresso del mondo nell’era delle reti complesse – non solo i fenomeni naturali ma anche i comportamenti degli esseri umani sono ormai rintracciabili e prevedibili. E non si sviluppano regolarmente, bensì concentrandosi in veri e propri lampi di iperattività.
Con ricerche rivoluzionarie, che evidenziano le motivazioni profonde alla base dei principi organizzativi comuni e delle complesse caratteristiche delle reti, recita la motivazione del Premio Lagrange – Fondazione CRT, Albert László Barabàsi ha fornito i concetti necessari per comprendere le strutture di rete osservate in un ampio spettro di modelli e di domini che vanno dai sistemi dell’informazione al microscopico mondo della biologia molecolare, aprendo intere nuove aree all’applicazione della scienza dei sistemi complessi”.
Aperta dagli interventi di Giovanni Ferrero (Fondazione CRT) e Ralph Dum (EU Future Emerging Technologies), la cerimonia di consegna del Premio di giovedì 30 giugno si svilupperà in una conversazione tra Barabàsi e Alessandro Vespignani, direttore scientifico della Fondazione ISI – Istituto per l’Interscambio Scientifico di Torino e del Centro di Ricerca per le Reti e i Sistemi Complesse dell’ Indiana University negli Stati Uniti. L’incontro sarà coordinato da Vittorio Bo, fondatore della casa editrice Codice Edizioni e direttore del Festival della Scienza di Genova. In chiusura, gli interventi di Angelo Miglietta(Fondazione CRT) e Mario Rasetti (Fondazione ISI).
In mattinata, alle ore 11 (del 22 giugno), Albert László Barabàsi  ha partecipato a una conferenza stampa presso la sede della Fondazione CRT in via XX Settembre 31 a Torino.
Il Premio Lagrange – Fondazione CRT, intitolato allo scienziato e matematico Joseph-Louis Lagrange, nasce a Torino nel 2007, su iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e con il coordinamento della Fondazione ISI – Istituto per l’Interscambio Scientifico, ed è il più importante riconoscimento internazionale nell’ambito dello studio dei sistemi complessi (settore in cui Torino svolge da anni un ruolo di avanguardia a livello globale). Nelle precedenti edizioni, il Premio – che consiste in una borsa per la ricerca di 50 mila euro – è stato assegnato al matematico russo Yakov Grigorievich Sinai e all’economista britannico William Brian Arthur (2008), al fisico italiano Giorgio Parisi (2009) e al bioingegnere statunitense James J. Collins(2010).
Fonte: Gravità Zero
Commento personale:
il libro è molto bello, ma nonostante questo sono presenti poche copie nella provincia. Grazie a questa lettura,  si possono osservare gli eventi quotidiani sotto una prospettiva diversa e più profonda. Composto da appena 240 pagine, lo scritto è coinvolgente e difficilmente stanca.

Impressioni positive:
  • Racconto affascinante
  • Moltissimi approfondimenti
  • Altrettanti suggerimenti per approfondimenti
  • I link per i suggerimenti sono tutt'ora funzionanti
  • Alcuni capitoli sono davvero profondi
  • Finale decisamente efficacie 
Impressioni negative:
  • Manca quel pizzico di pepe, affinchè si possa apprezzare a pieno il libro

Voto: 9/10

Perchè non 10/10?
Quando si affronta un tema e lo si scrive dignitosamente, il voto è talvolta soggettivo. Se è un testo argomentativo e il professore è contrario alla nostra idea, può capitare che non si ha più di 7/10.  Più il testo è conforme alle idee del maestro, e più è toccante, più sarà il voto che ci verrà attribuito. Il libro in questione è stato molto profondo e sono stato anche "toccato";  mi è mancato quel  piccolo "colpo di grazia" per farmelo piacere a tutti gli effetti. Per essere "toccato" intendo dire che nel libro sono presenti dei concetti che hanno cambiato il mio modo di osservare gli avvenimenti quotidiani.

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